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LO STAGISTA INASPETTATO: UN FILM DAI RISVOLTI INATTESI

Può un film farci andare a lavorare in un modo del tutto nuovo? Questo è quello che è successo a me qualche giorno fa dopo aver visto una commedia con Robert De Niro dal titolo: “Lo stagista inaspettato”.

Il film racconta di un uomo, Ben, che ha impostato la sua vita su due cose: l’amore (il matrimonio) e il lavoro; ma una volta rimasto vedovo e poi diventato pensionato non sa più quale sia il suo posto nel mondo, così decide di rimettersi in gioco candidandosi ad un posto da stagista in un’azienda che vende moda online.

Quello che mi ha colpito del film è che ripropone secondo me due aspetti fondamentali del lavoro, che forse oggi sono andati persi:

  1. Il lavoro è il luogo “dell’Io in azione”; è nel lavoro, qualunque esso sia, che l’uomo è in continuo rapporto con la realtà che muta continuamente chiedendoci di metterci in gioco, permettendoci di capire per cosa siamo stati creati. Ad esempio, nel film Ben è chiamato a relazionarsi in un mondo del lavoro lontano anni luce dal suo, a cominciare dalle selezioni che non si fanno più inviando curricula ma facendo un video su YouTube. Dovrà poi relazionarsi con colleghi e capi che hanno meno della metà dei suoi anni e far capire loro che è sempre giusto sacrificarsi per fare ciò per cui siamo stati fatti e che ci rende felice, anche se questo può costare fatica.
  2. La qualità del lavoro non è data dalla mansione che si svolge, ma da come la si svolge: un lavoro è ben svolto se porta un cambiamento positivo nell’ambiente circostante. Infatti Ben si presenta al lavoro sempre ben vestito e con la sua valigetta, è il primo ad arrivare e non va mai via prima del capo pur sapendo che soprattutto all’inizio non gli viene richiesto di far niente. Aiuta i colleghi come può, ad esempio aiuta l’addetta allo smistamento posta spingendo il carrello, ma allo stesso tempo cerca di capire sempre più aspetti dell’azienda. Particolarmente interessante è la scena in cui arriva la mattina prima di tutti per ripulire una scrivania definita nel film il “refugium peccatorum” dell’ufficio dove tutti posano le pratiche di cui nessuno vuol sapere (in tutti gli uffici ce n’è una) solo perché l’ufficio cosi è più ordinato e bello.

Altra cosa interessante è che questo modo di essere di Ben induce al cambiamento anche i suoi colleghi, che iniziano ad imitarlo finanche nel vestire.

Bavosa