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Lo stato poteva fare meglio durante l’epidemia?

Se il metodo dipende dall’oggetto e l’oggetto è sconosciuto, di conseguenza il metodo e le azioni che ne derivano possono essere approssimative e l’inadeguatezza alla realtà la si vede dopo.
Radicati nella mentalità tecnicista, speriamo sempre che ci sia la soluzione giusta ad ogni problema, come se ad ogni problema corrispondesse il bullone giusto. Invece esiste anche l’imperfetto e il meno peggio, e guai a chi deve gestirli perché quasi sempre sarà colpevole.
Il SARS-CoV-2 ha causato una malattia e una pandemia nuove. Di fronte a questo si pongono almeno tre problemi medici principali: diagnosi, terapia, lotta al contagio.
Per la diagnosi bisogna conoscere i sintomi, e ci sono voluti tanti pazienti su cui raccogliere e stilare una lista di sintomi in base alla loro frequenza. Cose ancora in fase di studio.
Quanto alla terapia mirata la si sta ancora cercando. Organizzare in poco tempo delle terapie intensive é stato un lavoro mastodontico, eppure non sufficiente. A tentoni si é costruito qualcosa di imperfetto e non ottimamente efficace. Quanto al vaccino, ci vorrà del tempo perché non cresce in primavera come le fragole, ammesso che lo si trovi.
Quanto alla lotta al contagio, o si isolano tutti i sani perché non si ammalino, o si isolano i malati dopo averli cercati e trovati. Lo sanno tutti gli epidemiologi, persino quelli dell’OMS. La prima strada é quella intrapresa dolorosamente da quasi tutti gli stati. La seconda da quelli che avevano abbastanza reagenti e mascherine per tutta la popolazione. Nessuna strada é perfetta e tutte pongono delle problematiche o rischi. Tutte e due sono ragionevoli e tutte e due possono risultare inadatte, dopo.
Quanto ai numeri, se per misurare mortalità e letalità occorrono un denominatore e un nominatore che attualmente conosciamo parzialmente, semplicemente non si possono calcolare ma solo stimare, con molti errori. Si vedrà a fine pandemia quante persone sono morte in totale nel periodo e lo si confronterà con gli anni precedenti. E non so se qualche stato si potrà dire virtuoso piuttosto che fortunato.
Cosa vuol dire questo? Vuol dire che al vecchio sistema/meccanismo normale sono state integrate nuove variabili eccezionalmente nuove e difficili da gestire. Quando ci si trova a gestire tutto macroscopicamente, si perde il microscopico molto più del normale (tanto che lo si isola in caso di epidemia o di coprifuoco). E la situazione dove “ogni cosa che fai sbagli”. Se chiudi limiti la libertà, se tieni aperto causi dei morti, se non produci mascherine sei un debole, se ricoveri incrementi il contagio, se non ricoveri lasci morire a casa etc.
In tempi di epidemia, normalmente non si é preparati e la gente muore e tanto. I virtuosi, se ci sono, sono rari mentre gli errori, salvo quelli derivanti da imperizia, negligenza e imprudenza, sono parte non sempre colpevole dell’amaro conto.

P. S. A messa, distanziati, ci si poteva andare da subito.

Aulonocara