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Lo strano caso del card. Pell e le sue conseguenze

La vicenda del card. Pell, condannato in primo grado per pedofilia, è ovviamente grave e inquietante. Il card., di cui so poco o nulla, aveva però la responsabilità delle finanze vaticane, quindi era uno dei più importanti e amati/odiati uomini della Curia. Il caso è dunque gravissimo perché porta lo scandalo dei pedofili nel cuore del Vaticano. Quest’ultimo, ovviamente, dice di aspettare il verdetto definitivo che arriverà in qualche settimana. Senza conoscere le carte, e quindi senza poter dire nel merito qualcosa eccetto ciò che si trova sui giornali, facciamo alcune osservazioni e una considerazione finale
1) come spiega Giuliano Ferrara nell’ottima ricostruzione (di ciò che si sa) su il Foglio, dei due accusatori del card. uno è morto e l’altro rimane secretato, per consuetudine della legge Australiana.
2) il reato è leggermente eccessivo (penetrazione di un minore in sacrestia dopo la messa della domenica) per essere facilmente ascrivibile a una persona vagamente assennata, fosse pure un criminale. Tanto più strano se pensiamo a un cardinale che è riuscito ad arrivare in cima alle gerarchie e dunque non pare uno sprovveduto. Perché non commettere lo stesso crimine in circostanze meno evidenti ed eclatanti?
3) tutte le testimonianze ritraggono il profilo di quest’uomo in maniera assolutamente diversa. Si dovrebbe pensare a un caso di schizofrenia, ma uno schizofrenico riuscirebbe poi a essere sempre lucido per fare la difficile carriera che ha fatto?
4) la prima giuria che ha giudicato il caso non è arrivata alla soluzione. Ne è stata convocata una seconda ad hoc.

Considerazioni finali. Il caso è davvero un po’ “gotico” e sembra uscito da un B-movie. Oltretutto, si occupa proprio del cardinale più importante per le vicende delle finanze vaticane e in un momento delicato per la Chiesa.
Ovviamente, mille incongruenze non fanno una prova e occorre rispettare la giustizia umana, almeno nelle sue sentenze finali. Di fonte a una sentenza finale le soluzioni saranno due: se il cardinale è colpevole, occorre davvero una profonda contrizione, ricordando che nella storia la Chiesa non è mai stata pura e immacolata e che la berretta cardinalizia non toglie il peccato originale. In ogni caso, la Chiesa di Papa Francesco, per casi che coinvolgono personalità meno in vista, ha già intrapreso questo cammino, ricordando nel summit della scorsa settimana che la piaga della violenza sui minori non è affatto un problema solo della Chiesa, ma che per la Chiesa anche un solo caso è gravissimo.
Se il cardinale non è colpevole, si tratta di un attacco frontale alla Chiesa. Purtroppo la possibilità esiste e sfruttare il moralismo dilagante per costruire una storia di questo tipo non è impossibile, soprattutto nel mondo anglosassone.

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