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L’umiliazione dell’FBI

Nero Wolfe contro l’FBI è un giallo scritto da Rex Stout nel 1965 che evidenzia l’impegno “politico” dell’autore. Siamo negli anni della contestazione e della vibrante contrapposizione tra le due fazioni dell’opinione pubblica americana che dibattono sui temi dei diritti civili e sulla società in generale. Stout prende posizione in modo netto considerando l’organizzazione di polizia portatrice di metodi illegali e repressivi. Il bersaglio privilegiato del polemico libretto è Edgar J. Hoover, carismatico capo dell’FBI, “un pallone gonfiato” che, oltre ad essere politicamente reazionario, doveva rispondere del peccato grave di aver dichiarato con disprezzo di non aver mai letto un libro di letteratura poliziesca.  Hoover con un colpo di genio viene rappresentato alla fine del libro nel gesto umiliante di suonare inutilmente alla porta della famosa casa di arenaria di Wolfe (difatti il titolo originale è The doorbell rang).
Wolfe, il pachidermico e sedentario investigatore, dopo aver accettato a malavoglia questo incarico “suicida”, persegue il metodo della non-azione, portato alle estreme conseguenze, provocando l’FBI ad agire per indurla a commettere errori. La storia si conclude con la piena vittoria di Wolfe che costringe la polizia a dichiarare il falso e l’FBI a cedere a tutte le sue richieste per evitare di rispondere all’accusa di violazione di domicilio.

Pesce Palla