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Il lupo, a novembre, perde il pelo ma non il vizio

4 novembre 1956: l’esercito sovietico, con 200.000 uomini e 4.000 carri armati, giunge a Budapest, capitale dell’Ungheria, dove la popolazione si è ribellata e chiede “solo” di recuperare la propria libertà, allontanando dall’Ungheria i russi che dalla fine della seconda guerra mondiale continuano ad occupare militarmente tutti i paesi dell’Europa dell’est, che peraltro vengono definiti dai sovietici, con un ardito artificio politico-linguistico, “democrazie popolari”. In pochi giorni la rivolta viene repressa nel sangue. Giorgio Napolitano, all’epoca già tra i leader del Partito Comunista italiano, ci mostra chiaramente che cosa intendano i comunisti con il termine “democrazia” scrivendo a commento dell’episodio: «l’intervento sovietico in Ungheria, evitando che nel cuore d’Europa si creasse un focolaio di provocazioni e permettendo all’Urss di intervenire con decisione e con forza per fermare la aggressione imperialista nel Medio Oriente, oltre che ad impedire che l’Ungheria cadesse nel caos e nella controrivoluzione, ha contribuito in misura decisiva, non già a difendere solo gli interessi militari e strategici dell’Urss ma a salvare la pace nel mondo».

4 novembre 1980, elezioni presidenziali USA, stravinte da Ronald Reagan. Ecco come titola  l’Unità: Inquietudine nel mondo per la vittoria di Reagan. Dove va l’America?

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Eppure, guarda caso, sarà proprio Reagan che, insieme a Michail Gorbacev, porrà le basi per il crollo del comunismo e la fine della guerra fredda, simboleggiata dalla caduta del Muro di Berlino, avvenuta il 9 novembre 1989.

Ed ora il cerchio si chiude: 8 novembre 2016, Donald Trump diventa a sorpresa il 45° Presidente USA, e i paladini del popolo, difensori dei diritti e della democrazia, commentano ancora una volta secondo il loro stile: ancora una volta l’Unità – questa volta il sito – titola: La vittoria dell’inquietudine e della rabbia. Ora si apre un’epoca nuova per il mondo, piena di incognite.

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Ma ancora più incredibile è quanto dichiarato in un’intervista a Radio 1 da Giorgio Napolitano, al quale evidentemente sessant’anni di storia non hanno insegnato nulla: « La vittoria di Trump è fra gli eventi più sconvolgenti della storia della democrazia europea e americana, e del suffragio universale che non è sempre stata una storia di avanzamento… ma anche foriero di grandissime conseguenze negative per il mondo ».

L’evento più sconvolgente della storia della democrazia europea e – aggiungerei io – mondiale mi pare proprio che signori come questi, che nelle parole e nei fatti dimostrano di non sapere neppure cosa sia la democrazia (rileggete ad esempio questo simpatico racconto di Solzenicyn, per aver un’idea di cosa stiamo parlando….), si permettano ancora di andare impunemente in giro a dire agli altri cosa dovrebbero fare per essere cittadini “democratici”. Ma forse è ancora più sconvolgente constatare che c’è qualcuno che continua ad ascoltarli…

Pescespada