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Ma… la corona di sto virus…

Cari amici della Spigola,
e niente, a me la possibilità di potermi ammalare e la limitazione delle cose che voglio fare non mi va giù.
Non so voi ma io avverto una compressione, un fastidio che a volte è insopportabile.
A me dà fastidio essere rallentato al lavoro, essere meno efficace in palestra, non avere la certezza che domani sarà migliore, non avere la sicurezza di poter esprimere i propri affetti, insomma dà fastidio la mancanza di certezza del futuro.
E poi mi dà fastidio non essere sicuro di riuscire a realizzare cose nel breve e nel lungo periodo.
Dove sta l’origine di questa tensione negativa?
Esiste un problema di fondo amplificato dal corona virus, anche se non è una pandemia mortale, e cioè che non c’è niente su cui posso porre la mia speranza; in nessun possesso posso porre la mia speranza nel futuro perché ciò che posseggo domani, o il tempo, o una bicicletta, me lo toglie di mezzo. La bicicletta che violentemente percuote l’individuo, quello cade, cadendo batte la testa sul marciapiede e muore, e tu l’indomani invece che festeggiare le nozze, vai al funerale.
Bella roba.
Ma noi non siamo bestie, l’uomo si distingue dalla bestia perché oltre ad essere un essere pensante e “costruente”, ha la necessità di uno scopo che superi la bicicletta.
Torniamo a noi, alla Quaresima: cosa ci fa meditare la Chiesa in tempo di Quaresima? La figura di Cristo, ci mette di fronte Gesù di Nazareth, quell’uomo di 33 anni negli ultimi periodi della Sua vita terrena.
Perché? Perché ci ricorda che è Cristo che compie il desiderio che ti fa nascere: desiderio di lavorare bene, del fisico palestrato, del giusto innamoramento, del bene per i figli, eccetera, dal più spicciolo al più nobile (tutti però per il bene).
La Chiesa chiama questa virtù “povertà”: il fondamento della povertà sta nella certezza che Dio compie quello che ti  fa desiderare, allora sei liberissimo dalle cose; nasce l’immagine della libertà, innanzitutto come libertà dalle cose. Non sei schiavo di niente, non sei legato a niente, non dipendi da niente: lei libero. Non sei schiavo di quello che usi perché sei “schiavo” solo di Colui che ti dà la certezza della tua felicità. (cit. “Si può vivere così?” di don Luigi Giussani).
Quindi la Quaresima e la penitenza sono strettamente legate alla povertà intesa in senso evangelico, che è l’utilizzo delle cose secondo il loro scopo ultimo, il loro ideale e non è certamente la miseria.
Ma queste cose le capisce NON chi non ama, NON chi è tiepido ma chi vive intensamente il reale.
Quindi corona di gloria a chi ama intensamente l’Oggetto della Quaresima.
Bene, vi lascio con una vignetta… misera.

Tonno subito