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Memoria liturgica dei SS Martiri Volturnensi: non un ricordo ma una realtà viva e presente

stele

Domenica 12 ottobre. E’ un buon giorno a S. Vincenzo al Volturno, splende il sole e nell’aria fervono i preparativi per una giornata speciale. E’ una sana inquietudine quella che alberga i cuori di chi ha pensato l’evento dal nome “Memoria Liturgica dei Ss. Martiri Volturnensi”, un momento nato per ricordare i monaci benedettini e tutti quanti hanno popolato la città monastica di San Vincenzo.

Non è appena il ricordo della vita monastica ad essere in gioco, ma una realtà viva e presente più di 1000 anni dopo, quella per cui i benedettini diedero il loro stesso sangue; l’eccidio risale infatti al 10 ottobre 881. I nostri volti sono carichi di questa responsabilità e riconoscenti dell’appartenenza a questi luoghi. La gratitudine per la possibilità che Dio ci ha dato di aderire a una storia che continua da 2000 anni ha suscitato, nel nostro cuore, la necessità di stabilire un legame indissolubile tra chi, in modalità diverse, ha dato la vita per Cristo. E’ nata così in noi l’idea di depositare una stele marmorea in memoria di Don Giussani nei luoghi del martirio. La stele non è che un segno che rimandi a un’Amicizia che ci tiene desti nel nostro compito di martiri, cioè testimoni di Cristo. L’importanza del gesto ha voluto che partecipassero l’amministratore apostolico, l’avvocato Cesare Pozzoli in rappresentanza della Fraternità di Comunione e Liberazione, il vice-sindaco di Castel S. Vincenzo, la priora del monastero di S. Vincenzo, il vice-presidente della Regione Molise e 500 persone provenienti dalle più diverse realtà.

Per indicare una strada da seguire, per tenere viva quella presenza che la morte non può strappar via, l’evento è proseguito con la S. Messa e la presentazione del libro “Vita di Don Giussani” di A. Savorana. Il gesto della liturgia è venuto dal desiderio di offrire a Dio l’evento, comunque fosse andato, e la nostra compagnia, che va affermandosi, nel tempo, non per merito di particolari sforzi umani, ma con l’aiuto di una Grazia che ci ha voluto partecipare di un disegno grande, che non ha risparmiato difficoltà e ostacoli al fiorire della nostra storia. La presentazione, d’altra parte, è voluta essere una proposta di vita, come ad additare una “strada bella” da percorrere insieme per rispondere alla sete di infinito che, come uomini, ci contraddistingue. La possibilità di gustare il “centuplo quaggiù” era palpabile nei volti lieti di chi ha pensato il gesto e la speranza che brillava negli occhi di quanti hanno voluto liberamente partecipare ci ha commossi fin nell’intimo, riconfermando che solo il divino può davvero salvare l’umano, e che non tutto è andato perso, come la politica della sfiducia vuol farci credere. Quello che è successo ha suscitato, per gratitudine, il desiderio di non andar più via e un attaccamento sempre più forte alla storia del Movimento e una tenerezza senza limiti per i circa 500 volti che ci siamo inaspettatamente trovati a servire tramite l’organizzazione, il canto, la pulizia del locale.

Commossi da questa realtà, così palesemente segno di Cristo, anche cantare insieme è stato pieno di significato, intenso come non mai e affascinante; tanto che le monache che ci hanno ospitato non hanno potuto trattenere un commento che ci ha fatto molto sorridere: “Voi dovete venire qui solo per cantare!”.

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