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MISURE DELL’UOMO

A 50 anni dalla morte di Le Corbusier, il famoso architetto, anche per un ignorante come me, non è difficile riconoscere che l’architettura dei nostri giorni fonda molte delle sue basi sugli studi da lui fatti.
Questo grande artista (grande perché intensamente alla ricerca) è stato uno di quelli decisivi nel portare le forme architettoniche all’essenziale. La ricerca del “puro” che già connota i suoi primi quadri è forse dettata dal desiderio di poter trovare la “formula” perfetta per un vivere essenziale ma armonioso.
E per trovare la formula, quale metodo più sicuro se non quello di affidarsi alla matematica, all’ingegneria, alla geometria? Non dimentichiamo che il prodotto architettonico è il risultato di proporzioni ma anche di economia e funzionalità. In “Misure dell’uomo”, l’esposizione in corso al Pompidou di Parigi, che celebra l’anniversario di questo personaggio così estremo, si capisce come l’edificio arriva a essere concepito come “macchina da abitare”, una macchina che potesse al tempo stesso rispondere alle preoccupazioni degli architetti sulla crescente urbanizzazione e a tutte le esigenze abitative dell’uomo contemporaneo. Una macchina basata sulle misure del “Modulor” (vedi foto): un sistema di proporzioni che permette di standardizzare le differenti componenti dell’edificio al fine di renderlo efficiente spazialmente ed anche in termini economici. Di questo sistema colpisce – e un po’ impressiona – come lui stesso ed Einstein diranno “Esso renderà facile il Bene e difficile il Male”: non si capisce bene a che tipo di Bene o Male si riferiscono ma la frase ne richiama un’altra che Eliot dice sugli uomini: “Essi sognano sistemi talmente perfetti che più nessuno avrebbe bisogno d’essere buono”.
Questo criterio, che darà forma a tutti i suoi progetti, porterà a dei risultati più o meno riusciti, ma sicuramente radicali, basti pensare solamente alla cité radieuse e la cabane (che vi lascio il piacere di scoprire).
Cosciente di non aver esaurito il soggetto, due domande mi sono rimaste alla fine dell’esposizione: è possibile pensare all’architettura e alla bellezza solo come a una somma di proporzioni e funzionalità? Fino a che limite si può misurare l’uomo, cioè fino a che punto si può dare un ordine prestabilito alla vita delle persone?

imm

Dorade Royale