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Nella semplicità di un gesto

Agosto, per tutti normalmente mese di vacanza; non per me quest’anno, visto che devo recuperare dei tirocini (così detti “a scelta”) in ospedale!
Per cui lunedì mattina mi sono svegliato presto e sono andato in ospedale. E’ sempre agosto però, perciò ho scelto (essendo “a scelta”…) un reparto facile: neonatologia!! Insomma, che problemi vuoi che abbiano dei bimbetti di 3 Kg che non fanno altro che dormire e mangiare?!?
Mentre ero in macchina pensavo che sarebbe stato tutto facile e che me ne sarei tornato presto a casa. Ed in effetti è andata così!
Diversa cosa è stata la giornata di oggi. Arrivo in ospedale, mi cambio e cerco lo specializzando che in quel momento si trovava in terapia intensiva neonatale. C’ero entrato anche ieri, ma c’era solo un neonato, peraltro in dimissione.
Entrato nella stanza trovo una concentrazione di infermiere intorno ad un’incubatrice che lavoravano animatamente. Mi avvicino e dentro l’incubatrice vedo un neonato; era minuscolo, evidentemente nato prematuro, il torace era piccolo mentre l’addome era molto più grande e globoso; le braccia e le gambe, lunghe e sottili, erano martoriate dai tentativi di prelievi del sangue. Aveva la pelle arrossata e macerata in più punti ed era intubato perché faceva fatica a respirare.
Ho chiesto e mi hanno detto che aveva una infezione congenita da herpes virus.
Quel corpicino era così malformato che, inizialmente, ammetto di essere stato dominato da un senso di disgusto; subito dopo sono iniziate le domande. Perché quel bimbo era dovuto nascere così? Cosa aveva fatto di male per meritare di soffrire in quel modo?
Dopo lo shock iniziale ho iniziato a guardare a quel che accadeva. Le infermiere erano distaccate, trattavano quella creaturina come una cosa; alcune lo maledicevano perché non si riusciva a trovare una vena per il prelievo.
Dopo vari tentativi hanno lasciato la palla ad un infermiere che per tutto il tempo era rimasto indietro in silenzio. Nel giro di un paio di minuti è riuscito a fare il prelievo e tutte le altre infermiere si sono allontanate con la provetta.
Lui però è rimasto lì ad armeggiare nell’incubatrice, ed è a questo punto che mi sono commosso.
Gli ha cambiato il pannolino, aggiustato il tubo del respiratore che si stava staccando, gli ha misurato la temperatura e si è accorto che era in ipotermia. Insomma, aveva una dolcezza e un’attenzione che mi hanno atterrito e che mi hanno spinto a guardare a quel neonato per ciò che era: una persona, un essere umano.
Uno sguardo ed un modo di trattarlo così veri che immediatamente mi hanno messo a nudo ed eliminato ogni ribrezzo che avevo. Mi sono trovato invece a stare davanti a quel piccolo riempito da un senso di mistero, come di fronte ad una cosa preziosissima.
Quello che mi auguro è di poter stare in questa posizione di fronte ad ogni ammalato che vedo e, un domani, ad ogni paziente che avrò. So bene che non è una mia capacità, io non sono in grado di reggere uno sguardo così puro.

Pesce chirurgo