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A Nord e a Sud della fede

“Perché Iddio sa di che creta siamo fatti: non ne è lui l’autore? E sa quanto siamo ghiotti di segni e di testimonianze visibili” (M. Winowska, Il vero volto di Padre Pio).

Nell’altezza vertiginosa di alcune cattedrali francesi lo spirito è spinto a contemplare il mistero del rapporto dell’uomo con il divino. Il pensiero stesso si eleva fino alle domande più profonde del cuore di qualsiasi essere umano. Ma in questa contemplazione permane il rischio di un’ultima solitudine, di uno slancio triste se privo di un approdo sicuro.
Ed ecco che, in tutta la razionalità dell’uomo moderno, si affaccia un bisogno atavico di toccare, vedere, sentire. E allora, anche una come me può incontrare uno come Padre Pio.
Una serie di circostanze e di domande mi hanno spinto a leggere un libro intitolato “Il vero volto di Padre Pio” (Maria Winowska, Edizioni San Paolo). E mi ha sorpreso come il racconto sincero e documentato ha potuto superare una pregiudiziale ripugnanza per forme in cui fede e superstizione si sfiorano quasi a confondersi.
Ma soprattutto mi si è reso evidente una volta di più come il cristianesimo tenga insieme tutti i fattori in una impossibile unità: ragione, grazia, intelligenza, affezione. Reims e S. Giovanni Rotondo sono i due estremi di una fede al di là dei quali si aprono le porte dell’homo faber fortunae suae, da una parte, o del fanatismo religioso, dall’altra. L’interessante è quello che sta nel mezzo e che appunto realizza una meravigliosa sintesi in cui tutto di sé è compreso, valorizzato e conquistato.
I santi, tutti i santi della storia, testimoniano questo.

Sirenetta