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Nostalgia e libertà

Due film di Ermanno Olmi visti nelle vacanze: L’albero degli zoccoli e Il mestiere delle armi.
Due capolavori di fotografia: per Olmi ogni immagine è un quadro su cui la telecamera insiste un attimo più del necessario ricreando la fascinazione di quell’attimo di stupore che ci coglie di fronte a scorci di realtà troppo belli e pieni per essere descritti con le parole.
Due tuffi nella nostalgia: in entrambi un mondo finisce. Nell’albero degli zoccoli finisce quel mondo contadino e sacro di cui parlava anche Pasolini. Il mondo nel quale la realtà è tutta sacra, tutta segno efficace, tutta occasione di domanda. Per ogni cosa, buona o cattiva, val la pena dire il Rosario.
Nel secondo, la storia di Giovanni dalle bande nere, è il mondo dei cavalieri che finisce. Un mondo dove la sacralità si trova nel coraggio della spada e nel servizio delle armi. Tradito dagli altri signori italiani mentre cerca di fermare i lanzichenecchi in marcia su Roma (1527), Giovannino de’ Medici viene ucciso da una palla di cannone, antesignana del nuovo mondo moderno e secolare.
E uno si chiede: si può vivere quella sacralità nel mondo moderno, correndo su macchine e aerei, lavorando a ritmi frenetici, cambiando ogni giorno con la tecnologia?
Se la risposta è no, non rimane che la nostalgia di Olmi. Se sì, non sarà da soli perché per essere liberi davvero quando tutto va in direzione opposta, bisogna essere molto amati. Occorre una grande grazia, diceva Péguy.

Torpedine