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Nuovo anno, predica vecchia

Buon anno, amici della Spigola!
Il nostro anno sociale e politico è cominciato con un bel Mattarella d’annata. Inquadrature pessime (almeno su Canale5), colore verde senz’anima, vasi strani e quadretti antichi, poltrona, tono soporifero. Il nostro presidente, non antipatico ma chiaramente lontano, ha sciorinato per 20 minuti tutto l’armamentario concettuale della sinistra DC: una predica al cattivo cittadino su evasione delle tasse – che vale un sacco di punti del PIL – legalità, costituzione senza mai affrontare la politica. State buoni, se potete.
Peccato che guardato alla lente, il richiamo sia vuoto. Gli evasori sono come l’araba fenice, “che ci sia ciascun ne dice, dove sia nessun lo sa”. L’evasione è tanto esecrata quanto diffusa: è evasore il prof che fa ripetizioni, chi non fa lo scontrino, il dentista e il meccanico a cui diciamo di farci il prezzo senza fattura, ecc. Siamo tutti un po’ evasori, e non si sa se venga prima l’evasione o la tassazione iniqua. Così il richiamo del Presidente è tanto forte quanto diretto a un nemico indeterminato, che proprio per questo si può attaccare con parole forti.
Per la legalità vale lo stesso discorso. Quale? Quando? Chi? Senza specificare, le parole sono vuote.
Sulla Costituzione si entra addirittura nel paradosso: la Costituzione è la Bibbia laica, e abbiamo sciupato un bel po’ di retorica su di essa da sempre. Tale retorica fa addirittura ridere ora, mentre il Presidente del Consiglio che ha fatto eleggere Mattarella si permette di cancellare il Senato e, allo stesso tempo, di cambiare la legge elettorale tutto a suo favore. Con il doppio colpo la governabilità sarà così stabile da essere pericolosamente vicina ai governi che la Costituzione voleva assolutamente evitare, ma il Presidente sembra non accorgersene mentre ci riploclama la sacralità inviolabile della Carta.
Dunque, cominciamo bene: una predica vuota, ovviamente omaggiata da tutti. Bisogna stare attenti, la situazione è davvero pericolosa: Grillo e la Le Pen sono alle porte, accusando la vuotezza di un gruppo incapace di ideali sentiti e parole vere. Speriamo che alle prossime elezioni ci sia qualcuno tra i giovani politici in grado di uscire dalla logica di parole finte e poltrone vere, in nome di ideali e verità, anche quando questi dovessero costare la poltrona. Altrimenti le porte a populismi ultrastatalisti e dittatoriali saranno aperte.

Torpedine