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Parigi: la memoria del bene è più forte del male

Di fronte ai tragici fatti di Parigi Papa Francesco ha subito osservato: “Non ci sono giustificazioni per queste cose, questo non è umano”. E’ proprio così: ad un senso di sgomento segue, infatti, la necessità di chiamare le cose con il loro nome, di capire che cosa è bene e che cosa è male, non solo per il singolo, ma per tutti gli uomini e per tutti i popoli. Il che non è facile, oggi, in cui sembrano prevalere due opposte parzialità.
La prima: tutto è come deve essere, il male in fondo non esiste perché in fondo anche dal male qualcosa di buono verrà fuori. La seconda: tutto è male, perché le strutture e la conoscenza sono irrimediabilmente imperfette (è quel che resta della vecchia idea marxista e del più aggiornato scientismo).
In entrambi i casi resta fuori la considerazione della libertà dell’uomo, che è capace di verità e di bene, ma che – allo stesso tempo – è continuamente tentata dal male e trascinata verso di esso. Annebbiandosi gli ideali, la libertà tende a negare se stessa diventando schiava della menzogna.
Anche l’organizzazione politica, sociale e culturale, quando diventa ideologica e violenta, condiziona negativamente la fragile libertà, come dimostra la terribile ideologia jihadista, lucidamente determinata a proseguire la sua opera di distruzione del mondo occidentale, e facendo tutto ciò “in nome di Dio” (e giustamente il Papa ha chiamato tutto ciò con il suo nome:” bestemmia”!).
Il male è sempre presente nella storia ed in certi momenti sembra prevalere, facendo credere di essere invincibile e gettando interi popoli nella paura. Come riconoscere il bene e come distinguerlo dal male?
La responsabilità umana non può essere mai evacuata ed il male non può essere mai estirpato fino in fondo. Si può però limitarlo e combatterlo, anche attraverso un giudizio di verità, sostenuto ed aiutato dalla presenza di comunità e tradizioni in cui il bene si è radicato e strutturato fino a costruire regole, istituzioni ed organizzazioni in grado di arginare il male. Tutto ciò distingue una civiltà – pur con i suoi difetti – da una ideologia distruttiva. In questo senso la cosiddetta cultura occidentale vive di elementi contraddittori: da un lato le sue più profonde e forti tradizioni umanistiche e la sua religiosità – principale risorsa di equilibrio, razionalità e civiltà, come aveva detto magistralmente Benedetto XVI nel discorso di Ratisbona del 2006 -, da un altro i deboli ‘valori’ di una certa civiltà edonistica ,tecnocratica e borghese.
Riconoscere il male e combatterlo significa anche difendere (con tutti i mezzi proporzionati) i capisaldi di una convivenza civile fondata sul bene ed arricchita anche oggi dalla comunità cristiana che – al di là di ogni tradimento – ne è segno visibile ed indistruttibile.

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