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Per il voto europeo 1

Cominciamo oggi una serie di puntate sul voto europeo. Il 26 maggio prossimo si vota per il Parlamento europeo. Per i cristiani è impossibile non votare, per una questione di realismo. Il Cristianesimo è infatti strutturalmente legato alla realtà perché ha la pretesa di essere un fatto storico, risurrezione di Gesù inclusa, e di rivolgersi alla ragione dell’uomo, per questo è cattolico per natura. Visto che è così legato alla realtà e alla razionalità, il Cristianesimo tende a non sopportare le ideologie – “intelligente destituzione della realtà”, come diceva Hannah Arendt -, l’intimismo che sposta i termini di ogni salvezza al prossimo mondo lasciando questo mondo al caos (“tanto sono tutti uguali”), l’ingenuità da anima bella di chi non vuole sporcarsi le mani pensando, come avrebbe detto Milosz, a dare la caccia alle farfalle invece che al bene della res publica.

Tutti i Papi, a partire dalla fine dell’Ottocento, hanno indicato la necessità per i cattolici di impegnarsi in politica, che piaccia o meno. Papa Francesco ha invitato a “non stare al balcone” e a “non avere paura di sporcarsi le mani”.

Quindi, votare bisogna. Non solo, bisogna votare da cristiani e provare a mettersi in gioco. Di quest’ultima attività ci sono vari livelli: il più elevato è candidarsi, il meno elevato è parlarne a tavola in famiglia. In mezzo ci sono tanti livelli, tutti giusti. Non si può però rimanere indifferenti, non andare a votare, non prendere una posizione.

La Spigola