Perché i cattolici non devono stare zitti in campagna elettorale

Sono rimasto sorpreso da qualche amico che mi dice che i cattolici non dovrebbero dare indicazioni di voto. Dunque, dunque, un po’ di chiarezza.

I cattolici laici sono cittadini come gli altri e quindi hanno il diritto di avere il proprio giudizio e di fare campagna elettorale e, persino, di candidarsi. “Dare indicazioni” vuol dire semplicemente fare campagna elettorale e non si capisce perché uno, diventato cattolico, perda dei diritti che ha ogni cittadino.

Se poi dei cattolici laici vogliono associarsi, costituire gruppi, associazioni, partiti e fare insieme campagna elettorale possono farlo liberamente, come tutti i cittadini, almeno in Italia.

Diverso ovviamente è il discorso della Chiesa in quanto istituzione e di tutti i gruppi  para-istituzionali. La Chiesa nella storia ha sempre fatto politica, dai tempi delle catacombe (per uscire dalle medesime!). L’ha fatta in vari modi, alcuni molto discutibili per gli occhi contemporanei, ma l’ha sempre fatto. Negli ultimi 130 anni, dalla Rerum Novarum (1891) in poi, ha compreso definitivamente che la sua funzione politica non è quella di un impegno diretto ma indiretto. Essa si impegna a educare le persone a una fede viva e attiva attraverso l’insegnamento di criteri generali che possano poi essere applicati alla vita politica attiva dai laici in essa impegnati. Nell’ultimo secolo ci sono stati vari documenti magisteriali che, insieme, formano la dottrina sociale della Chiesa. Alcuni di questi documenti sono celebri, come la Populorum Progressio (1967), la Laborem exercens (1981), la Caritas in veritate (2009) e ovviamente la Laudato si (2015). Altri documenti sono meno celebri, come la Nota del 2002 che contiene i famosi “valori non negoziabili”, firmata da Giovanni Paolo II. Tutti fanno sempre parte del magistero e non possono e non devono essere in contraddizione pur sottolineando aspetti diversi secondo i tempi. La Chiesa invita tutti gli uomini, cattolici e non, a far politica secondo la coscienza personale illuminata dall’insegnamento di questo lungo magistero che non vuole sostituire la responsabilità personale ma metterla in gioco.

Pertanto, il vero pericolo non è che i cattolici facciano campagna elettorale ma che non si impegnino affatto in politica o che mutuino i propri criteri non da quel magistero ma da proprie idiosincrasie individuali o da proprie personali mire di potere.

Torpedine

2 Risposte a “Perché i cattolici non devono stare zitti in campagna elettorale”

  1. Io credo che sia giusto fare campagna elettorale, la faccio e continuerò a farla. Penso invece sbagliato fare ricatti cattolici intorno alla politica. Spesso, soprattutto in questo blog, leggo articoli il cui ragionamento suona come tale:”il cattolico deve usare codesti criteri, pertanto una volta che li usera e analizzerà in maniera corretta scoprirà che questi criteri li difende tale partito (opinione molto poco condivisibile tra l’altro) e quindi in conclusione il buon cattolico deve votare codesto partito”.
    Innanzitutto non concordo con le scelte politiche che sostenete :badiamo bene, sono un cattolico anche io ed anche io ho a cuore il bene della chiesa, sono un uomo e ho a cuore il bene dei miei figli e pure dei fratelli che vivranno dopo di me e proprio per questo farò scelte politiche diverse dalle vostre.
    Grazie al cielo quello che unisce me voi e tutti cattolici e che può portare una speranza per questo mondo e per tutti gli uomini non è certo la scelta corretta (a patto che esista). Più uno è cosciente di questo più potrà fare una campagna/propaganda politica costruttiva e libera così come vivere una dimensione politica nella propria vita.

    1. Sono d’accordo con te Luca
      Penso che il pericolo più grande in questo periodo storico sia la manipolazione che si esplica in ogni settore della nostra vita.
      Oggi più che mai non siamo liberi perché la nostra ragione è offuscata e il nostro cuore non sa più riconoscere il bene e il male

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