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Perché il Papa fa i capricci

Il Papa, a volte, fa i capricci. Altrimenti che senso avrebbe il gesto della scorsa settimana, quello di aver disertato il concerto a lui dedicato? Francesco lo sa, a quei concerti sono andati tutti, non solo i papi rinascimentali, quelli con i figli, gli amanti e ricchezze da fare impallidire tutti i Berlusconi del mondo. Sono andati anche i santi, da Pio X a Giovanni Paolo II.
Chi non ricorda l’attenzione di GPII durante la messa “diretta” da von Karajan? La chiesa è custode e promotrice della bellezza artistica, da sempre. Ha voluto la musica, la pittura, l’architettura, tutte le forme artistiche (persino la danza) per sé, per ornarvisi e, in questo modo, per dare gloria a Dio, origine della bellezza. Per tanti anni il Miserere dell’Allegri è stato suonato solo ed esclusivamente in san Pietro, come segno esclusivo di raffinatezza e profondità del sacro. Fino a quando un piccolo bambino, W. A. Mozart, ascoltando quella musica di cui non si poteva avere lo spartito, ne trascrisse le note e la fece risuonare in tutto il mondo. Lo stesso Mozart arricchì (a volte letteralmente) le chiese di concerti e messe.
Inoltre, un concerto in onore del Papa è un omaggio non solo alla sua persona, ma a quello che rappresenta. GPII, Benedetto XVI erano commoventi davanti a musicisti, cantanti, rock star: i loro occhi, che a volte lottavano evidentemente con il sonno, in certi momenti, magari quando il cantante si girava verso di loro, annuivano forte, per non far sentire a disagio l’artista che si era scomodato tanto per esibirsi e che aveva accettato di salire su quel palco così impegnativo.
Francesco non è da meno. Ci ha voluto dare una lezione ancora più grande. Perché, infatti, non ha detto in anticipo che non sarebbe andato al concerto? In quel modo non ci sarebbe stata la sedia vuota, avrebbero letto un suo messaggio, o avrebbero sentito il saluto di un cardinale e buona notte. Perché ha accettato di rischiare di offendere gli artisti (che si sa, sono volubili), i prelati che si sono spesi per quella serata, le persone che hanno organizzato tutto alla perfezione per amore del Papa?
Perché, secondo me, quando ha pensato “io me ne sbatto di tutte queste cose da principini rinascimentali”, poi si è pentito, pensando: “Questi sono capricci. Un padre di famiglia non fa così, accetta anche, con sacrificio, tante cose che non sopporta. Come GPII, BXI, loro sì che sono dei santi”. Ma poi, sempre secondo me, si è pentito del pentimento e ha pensato: “Ma io non sono come loro, e la gente lo deve capire. Non sono un santo e non sono Dio. Non è che il Papa deve aver ragione su tutto. La Chiesa vive anche se il Papa sbaglia. Non è che se loro non dicono bello di fronte a quello a cui io dico bello sono meno fedeli di me. La gente lo deve capire. Quindi, mi dispiace, ma sbaglio, faccio i capricci”.

Manta