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Piccolo e Grande

Stamattina un piccolo pulmino portava dei piccoli bambini ad una lezione di nuoto. E’ incredibile come una scena tanto quotidiana possa avere le dimensioni del mondo!
Una bimba doveva salire su quel pulmino ed era terrorizzata. Più che terrorizzata, era angosciata. I capricci dei bambini fanno sorridere oppure arrabbiare, ma l’angoscia di un bambino fa solo piangere perché è senza confini, comprensibile ma allo stesso tempo irragionevole e perciò difficilissima da fronteggiare.
Quello che è stato evidente è che serve qualcuno che abbia la certezza del bene al fondo di quella paura (nel caso di specie mamma e maestre) e qualcuno che, pur senza una totale coscienza della situazione, ti prenda semplicemente per mano (nel caso di specie alcuni piccoli compagni di scuola).
Per un istante, davanti agli occhi ho avuto la Siria, la crisi di tante famiglie italiane, i naufraghi di Lampedusa, tutte quelle note e meno note circostanze che sembrano rendere il mondo un luogo ingiusto e senza senso… C’è un’alternativa ragionevole allo sprofondare nell’angoscia?
Se in un piccolo pezzo di mondo ci può essere una mamma che guarda la sua bambina, senza poter togliere niente alla sua paura, ma solo affermando due cose, che le starà vicino e che tutto si risolverà in un bene per lei, sarà diverso per l’universo tutto intero? Da dove viene quello sguardo e da dove viene quella certezza?
Non siamo tutti forse così, figli amati, a volte capricciosi a volte spaventati? Non abbiamo forse tutti bisogno di alzare gli occhi e dire “Padre”?

Sirenetta

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