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Problemi di decisione

Oltre ai problemi di comunicazione (1. non c’è problema; 2. apocalisse; 3. solo un’influenza che ammazza vecchi malati), ci sono i problemi di decisione.
Il coronavirus in una settimana non è cambiato: una settimana fa era una virus che contagiava molto e velocemente, che risultava letale nel 2% dei casi, che diventava grave da ospedale nel 15% dei casi. Così era e così è. Non è cambiato in una settimana. Dunque, se una settimana fa abbiamo chiuso tre regioni d’Italia per paura del contagio, che ha un’incubazione di circa 14 giorni, cercando così di contenerne il propagarsi, perché riaprire tutto dopo 7 giorni?
Se il virus è pericoloso e più di un’influenza, e ha un’incubazione di 14 giorni, bisogna tener chiuso tutto per 14 giorni in modo da far emergere e isolare la maggior parte dei casi. Non è difficile come conteggio. Ora invece riapriamo tutto per paura degli effetti economici. Purtroppo, gli effetti ci sono già stati a causa di una comunicazione demenziale. Ma almeno teniamoci i vantaggi di misure drastiche e facciamo passare il peggio. Invece così dimostriamo una delle due: o il virus non era grave e dunque siamo stati cretini, o il virus era grave e dunque siamo cretini adesso.
Meglio continuare a tener chiuso tutto per altri 7 giorni. Poi ripartiremo.

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