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Questione irachena, ecco alcune coordinate per darne un giudizio

Alcune lezioni che ho appreso dalla questione irachena.

Premessa: da soli non si va da nessuna parte; seguire è la prima risorsa di cui disponiamo quando le conoscenze sono scarse o comunque quando considerare tutti i fattori in gioco è complicato, se non impossibile. Questo per dire che le considerazioni che seguono sono frutto di un confronto con esperti della questione, opinionisti e in ultimo ma non per importanza con persone che mi vogliono bene e quindi mi dicono la verità (e non sempre è scontato…).

Punto 1: il tanto criticato Bergoglio ci delude se non si esprime chiaramente e apertamente, dicendo che bisogna subito difendere con le armi e le bombe e con tutto quello che occorre le minoranze religiose in Iraq, ma non dimentichiamo che il Papa è un uomo, quindi può sbagliare, ma è anche il Papa, quindi è da seguire, ed è il padre della Chiesa, quindi c’è da fidarsi (perché ogni padre vuole il bene dei suoi figli). Questo per dire che occorre aspettare con fiducia e pazienza che dica qualche parola e che faccia qualcosa e, nel contempo, occorre vegliare con gli occhi ben aperti perché la terra è degli uomini liberi, cioè di quelli che, leali con il proprio cuore, sanno riconoscere la Verità e seguirLa.

Punto 2: non basta un “click” per cambiare il mondo, ma noi, oltre a stare attenti a quello che succede e a guardare tutto con occhio critico, possiamo agire pregando e offrendo il nostro lavoro quotidiano, che Dio userà saggiamente. In più possiamo aderire all’iniziativa “Adotta un Cristiano” donando anche pochi euro al patriarcato di Baghdad (un cristiano di Mosul può sopravvivere con 5 € al giorno). Questo permetterà di arginare l’esodo, perché un altro aspetto importante è che i cristiani restino a portare una luce in quella terra attualmente in preda alla desolazione (la desolazione, quella di Ignazio di Loyola, cioè il muoversi “a sfiducia, senza speranza, senza amore”).

Punto 3: ogni uomo è libero e gli jiahdisti sono uomini con un cuore come il nostro, anche se faccio fatica ad ammetterlo, ma che hanno scelto di combattere e mettere tutto sé stessi per il male… Non posso non ricordare a me e a chi leggerà queste righe quello che mi ha risposto un amico quando ho detto che il mio senso di giustizia mi orienta verso lo sterminio di tutti i musulmani: “il mondo è pieno di bastardi, non solo musulmani, e se si dovesse sterminare tutti non rimarrebbe più nessuno”.
Avevo già dimenticato che, poveraccia come sono, per continuare a vivere, nonostante le mie colpe e peccati e la mia libera adesione al male, sono già stata perdonata milioni di volte…

Penso che queste siano le coordinate entro cui muoversi per dare un giudizio sulla necessità o meno di un intervento militare… Non è facile, ma che bello poter giudicare!
Buon lavoro!

Pescinfaccia

Una risposta a “Questione irachena, ecco alcune coordinate per darne un giudizio”

  1. Cara Pescinfaccia,
    Hai ragione “che bello giudicare” ma giudicare è una cosa ben precisa ed il rischio di quest’articolo è che in fondo sia un po’ tutto uguale.
    Sulla questione Bergoglio sono fermamente convinto che la scelta non oscilli, come evince dall’articolo, tra un Papa “uomo” e quindi in errore o tra un Papa a cui obbedire “fidandosi passivamente”. Poco tempo fa il Papa ha pronunciato le tanto discusse parole “è lecito fermare l’aggressore ingiusto” che seppur poco dirette (per alcuni) fanno capire bene la direzione della chiesa. Inoltre c’è da considerare che questa è, in questo periodo storico, l’unica posizione intelligente della chiesa in quanto la prima mossa azzardata costerebbe immediatamente la vita di altre migliaia di cristiani visti come minoranza anche in altri paesi.
    Detto questo credo che la prima cosa auspicabile per un popolo cristiano sia una unitá di giudizio. Questo viene molto prima di tutto il resto e sopratutto ad un giudizio corrisponde anche un’adesione e quindi un’azione ( anche non far nulla è un azione in questo senso). In questo caso particolare io sono convinto che il fatto cristiano, e quindi la sua presenza nel mondo, sia un valore da difendere ad ogni costo e su questo tutti dobbiamo rispondere singolarmente aiutandoci con tutti mezzi di cui disponiamo. Dire che anche gli jiahdisti hanno un cuore e che anche io sono stato perdonato mille volte non basta e non tiene conto della reale situazione in cui ci troviamo. Ovviamente non possiamo ancora armarci è partire ma essendo un fatto del tutto ragionevole è indispensabile che pubblicamente è nella quotidianità si esca cercando di far riflettere chi ha in mano la responsabilità della decisione altrimenti il rischio è che tutto ci scivoli come sempre addosso.

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