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RIFLESSIONI DALLA MIA QUARANTENA

Coronavirus,

meglio nota come Covid-19 è una malattia infettiva respiratoria, causata dal virus denominato SARS-CoV-2;  con queste parole si presenta su wikipedia questa subdola malattia. Ma quanto realmente la conosciamo? Silenziosa, contagiosa e mefistofele. Entrata nelle nostre vite un po’ per caso, stravolgendole, come la prorompenza di un uragano. Ha spazzato via qualunque  soggetto si trovasse dinanzi alla sua furia, da oriente ad occidente, fino ai confini del mondo. Il “C” ci ha privati degli affetti più cari, delle nostre abitudini e persino della nostra libertà. Reclusi nelle nostre dimore, abbiamo dovuto ricominciare un nuovo e impensabile capitolo della nostra vita, ci siamo inventati dei nuovi passatempi, dei nuovi hobby e abbiamo riscoperto la gioia della compagnia delle nostre famiglie; che la vita di prima con il suo scorrere troppo veloce molto spesso ci impediva di godere. Il “C” ci ha spaventati e in qualche modo annientati, rendendo le nostre incrollabili convinzioni così deboli, tanto da vederle sgretolate dinanzi ai nostri pavidi occhi.

Mi domando se le nostre visioni di vita fossero giuste prima di questo drammatico evento?

Parlando personalmente, erano tante le situazioni e le persone che davo per scontato. Ma la vita non si deve mai dare per scontato! Ci è donata ma non ci appartiene, ci dà la possibilità di legarci alle persone ma con il pericolo di perderle. Meravigliosa direi ma con un pizzico di amaro, che delle volte ci lascia senza fiato. Quando quest’incubo sarà terminato, sicuramente ci sarà un nuovo capitolo che farà parte del grande libro della nostra vita, un capitolo di consapevolezza, di rinascita e di umiltà da parte di tutti noi. Perché ciò che è mancato all’uomo del pre-covid  è stata probabilmente l’umiltà. L’umiltà nel vivere la quotidianità e nel rapporto con gli altri. Vivevamo le nostre vite prepotentemente, spesso fregandocene di apprezzare le piccole cose e rincorrendo affannosamente ognuno un qualsiasi obbiettivo prioritario, mentre la vita intanto ci scivolava tra le mani.

Ma dove abbiamo sbagliato per meritare un epilogo tanto tragico?

Nessuno potrà mai saperlo, se non Dio a cui appartiene la divina saggezza, ma ciò che al Padre misericordioso chiediamo tutti è di fermare con il suo braccio questo massacro, gli chiediamo di stendere la sua mano e ripararci dalle goccioline di questo virus incurabile, infine  in cuor mio gli domando di abbracciare l’intera umanità e di accogliere tutti gli uomini e le donne  che lo hanno raggiunto nella sua casa sopra l’universo. Possa accogliere caldamente tutti i fratelli che ci hanno lasciato, possa coccolarli ancora meglio di come facevamo noi sulla terra. Poiché la durezza di una pena sopportata si avverte soltanto quando ce ne siamo liberati, e stupefatti esclamiamo: “ma come ho fatto a tollerare un simile inferno?”. Quando tutto il mondo inevitabilmente se lo domanderà, probabilmente la maggior parte di noi saranno guariti non solo dal virus, ma dal male che ha infettato il mondo nei secoli (l’arroganza, il menefreghismo e la cattiveria). La nostra rinascita sarà come quella della fenice che ogni cinquecento anni rinasce dalle sue ceneri e torna a nuova vita.

Cavalluccio marino