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Sarti Antonio: un diavolo per capello

Una storia del 1980 che ci riporta nella Bologna di un tempo lontano, di un mondo ormai dimenticato: quello dei cruenti scontri in Università e degli interventi della polizia, del diffondersi dell’esperienza politica degli Autonomi e dei gruppi più o meno conniventi con le Brigate Rosse. Una Bologna in cui convivono misteriosamente, secondo il caustico commento dell’autore, il sostegno al sindaco comunista e la passione religiosa per la beata Vergine di S. Luca. Questo romanzo di Loriano Macchiavelli è uno dei primi tasselli dell’epopea del sergente di P.S. Antonio Sarti che, iniziata nel 1974, continua fino ad oggi.

Attorno al sergente ruotano gli altri componenti del team investigativo: il pedante e retrogrado ispettore capo Cesare Raimondi; l’agente Felice Cantoni, spericolato guidatore della mitica auto 28; e l’amico/antagonista disadattato Rosas.

La figura centrale su cui ruota la storia di una rapina a mano armata e di un conseguente omicidio è la bella Eleonora, giovane attraente che sembra centrare su di sé le attenzioni di tutte le comparse di sesso maschile.  L’investigazione porta come previsto all’identificazione del colpevole ma la storia appare solo un pretesto per tributare un doveroso riconoscimento all’attrattiva fatale delle belle donne e a un quartiere del capoluogo emiliano. Oltre al paese di Loiano, luogo della rapina, l’ambientazione della vicenda privilegia il centro di Bologna, via Indipendenza, la cattedrale di S. Pietro, i portici bassi di S. Caterina, ma soprattutto via Bertiera. Un quartiere in cui sopravvive la prostituzione autonoma, esercitata nelle proprie minuscole dimore, con portici che nascondono trattorie e osterie anacronistiche, e qualche piccola attività artigianale. Un mondo ormai estinto, guardato con affetto e nostalgia, popolato da grosse prostitute, vecchi pensionati e giovani disoccupati.

Pesce Palla