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Scelte, rispetto, coraggio

Ieri sera ho visto Grillo, discorso di Piazza San Giovanni. Non si può fare a meno di prenderlo sul serio. A differenza dei circoli, delle élites, delle torri, il movimento 5 stelle rappresenta una parte d’Italia consistente e una cultura inevitabilmente popolare, del tipo di popolo che l’Italia sta diventando. Per questo va rispettata e valutata.
Detto questo, difficile immaginare qualcosa di più contrario alle preoccupazioni spesso emerse sulle colonne (sulla colonna!) di questo blog marino.
Quello che Grillo ha proposto in Piazza San Giovanni consiste in:
  1. Uno statalismo soffocante: polizia onnipresente, scuola solo pubblica, stipendio di residenza, nazionalizzazione delle banche “cattive”, lavoro a 30 ore settimanali.
  2. Abolizione totale di ogni corpo intermedio in favore della pura rappresentanza diretta. Il contrario della rappresentanza che nasce dalle persone e dalle associazioni.
  3. Controllo costante comunitario della moralità pubblica e privata con giustizialismo annesso.
Un programma di estrema sinistra, condito dal timbro deciso della destra.
Grillo parla di “comunità”, che è una parola bellissima, ma il suo programma è in realtà simile a quello della Comune parigina del 1871, un esperimento fallimentare di socialismo radicale.
Suggerisce ulteriormente il paragone il fatto che Grillo utilizzi un’enorme violenza verbale, anche quando proclama la non violenza. Il linguaggio è totalmente metaforico: ricco ma vago, ottimo per creare emozioni, molto poco per favorire giudizi razionali e valutazioni.
I ragionamenti sono quasi spesso erronei, pieni di fallacie per autorità (spesso cita altri Paesi che farebbero cose giuste, ma sono citati in modo del tutto parziale cosicché l’autorità dell’esempio è nulla) e ad hominem (argomenti contro le persone e non contro la verità delle cose: una cosa è vera o falsa indipendentemente da che cosa fa chi la propone).
Se Bersani deciderà di governare con il movimento (il nome è bello!), allo stesso tempo deciderà le sorti del PD, da sempre combattuto tra l’élite giacobino-universitaria, la sua radice popolare artigiana e lavoratrice, l’operaismo di massa. Se va con Grillo unirà la massa al giacobinismo, eliminando l’unica chance di governo vero dell’Italia secondo quegli ideali di solidarietà e sussidiarietà profondi che sono all’origine della storia d’Italia.
Per decidere diversamente bisognerebbe avere il coraggio di prendere sul serio, valutare e rispettare anche il 30% del Paese che ha votato – nonostante tutto – per la coalizione di Berlusconi. Ma è un coraggio che le élites giacobine da lungo tempo hanno insegnato a non avere.

Torpedine