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“SCIAPI E INFELICI” O “IL SALE DELLA TERRA”?

Anche se con un po’ di ritardo vorrei riprendere alcuni contenuti del 47° Rapporto CENSIS (pubblicato a metà dicembre) sulla situazione del Paese (l’Italia) che mi sono ritornati alla mente in questi ultimi giorni grazie ai film di Virzì (Il capitale umano) e Sorrentino (La grande bellezza).
«… il crollo non c’è stato, ma in questi anni di crisi si è avuto il dominio di un solo processo, quello della sopravvivenza … un Paese sotto sforzo, smarrito, profondamente fiaccato da una crisi persistente».
«… dopo la sopravvivenza, oggi siamo una società più “sciapa”: senza fermento, circola troppa accidia, furbizia generalizzata, disabitudine al lavoro, immoralismo diffuso, crescente evasione fiscale, disinteresse per le tematiche di governo del sistema, passiva accettazione della impressiva comunicazione di massa. E siamo malcontenti, quasi “infelici”, …».
Faccio notare, timidamente, che vari intellettuali, commentando il rapporto, imputarono (anche se velatamente) la responsabilità principale della “scipitezza” e del “malcontento” all’era berlusconiana (1994-2011), i cui effetti continuano a provocare, ancora oggi, danni. Non mi interessa approfondire questo aspetto adesso; però mi viene da dire: «Ma è possibile, che se la società italiana è veramente quella che descrivono gli istituti di ricerca e gli intellettuali, NESSUNO dico NESSUNO (istituzioni, intellettuali, giornalisti, organizzazioni sociali, partiti politici, sindacati, registi, la scuola, etc.etc.)  ha la decenza di fare un “mea culpa, mea maxima culpa»?.
Ora mi preme, però, un’altra cosa: rivendicare il fatto che io non sono, né voglio essere ciò che il CENSIS riporta, né ciò che descrive il film “La grande bellezza”, né quello che Virzì dice in un’intervista a proposito della “gelida e ostile brianza” descritta nel suo ultimo film “Il capitale umano”.
Io ho una concezione della vita diversa da Sorrentino e da Virzì.
Questa concezione nasce da un incontro che ha generato un’amicizia e un popolo che, con tutti gli errori che può aver commesso e commette, io ritengo rappresenti una risposta più adeguata ai problemi che oggi la gente vive; per capirci è quel pezzo di popolo che fa il Banco e la Colletta Alimentare, che fa le Tende in favore dell’AVSI, che pratica concretamente la solidarietà, che costruisce scuole non statali, che promuove iniziative per dare lavoro ai giovani, che rischia una presenza politica, etc…
È quel pezzo di Italia che non si riconosce nell’analisi del CENSIS o nella rappresentazione di Sorrentino e Virzì, perché è un’Italia che non è senza fermento, non è accidiosa, non è furba, non è disabituata al lavoro, non è immorale, non evade il fisco, che ha interesse per le tematiche di governo del sistema, che non accetta passivamente l’impressiva comunicazione di massa…
È quel popolo che ha la “presunzione” di essere stato generato da quella storia di uomini e donne cui Gesù disse: «Voi siete il sale della terra…», ma che ha anche la consapevolezza di quello che Gesù aggiunse subito dopo: «…ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato?» (Mt 5,13).
Questo popolo, e la vita che esso genera, ha in sé le risorse per non diventare “sciapo” e per insaporire la vita personale e sociale.

Pesce (ner)Azzurro