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SENZA CRAMPI

Ho letto un intervento molto interessante su Il Foglio scritto dal Prof. Giovanni Maddalena a commento dell’incontro organizzato di recente dall’associazione Liberi di Costruire sul problema dei migranti, articolo che potete leggere aprendo il link seguente:

http://www.ilfoglio.it/cronache/2016/05/03/cattolici-migranti-accoglienza-papa-francesco-europa___1-v-141516-rubriche_c404.htm

C’ero anch’io all’incontro.
Lo scopo non era quello di farsi un’idea “da un punto di vista sistemico” del problema dell’immigrazione.
Sono stati, invece, forniti alcuni dati importanti per comprendere il fenomeno e alcuni suggerimenti operativi su come attuare l’accoglienza o, almeno, su come starci di fronte a partire dalle indicazioni del Santo Padre, della CEI e di alcune realtà associative, come l’AVSI (Associazione Volontari per il Servizio Internazionale), che da decenni opera nelle periferie del mondo in favore di quelle popolazioni.
Di quali suggerimenti e indicazioni si tratta?

  • Censimento degli immobili ecclesiastici che possono essere messi a disposizione;
  • Individuazione di appartamenti nelle parrocchie e preparazione delle comunità parrocchiali attraverso l’informazione e la formazione;
  • Progetto «Rifugiato a casa mia»: sperimentazione di nuove forme di accoglienza e integrazione di cittadini stranieri all’interno di nuclei familiari o in strutture parrocchiali/diocesane in cui sia garantito un continuo tutoraggio della persona accolta da parte delle famiglie tutor;
  • Network #ProfughiEnoi di AVSI.

Dentro queste indicazioni operative vi erano anche le risposte alle domande che l’autore si pone nell’articolo.
La relatrice concludeva questo aspetto dicendo che, comunque, rimangono aperte molte domande: dal come sconfiggere le organizzazioni criminali che si arricchiscono con il mercato dei migranti, al ruolo delle religioni; dal rapporto tra democrazie e teocrazie al problema demografico in Europa e in Africa; dal cosa fare di più e meglio in Italia, al come lavorare nei paesi di origine; dal rapporto tra economia globale e risorse, alle paure e le difficoltà che suscita il rapporto con il diverso da noi.
Infine, a proposito delle paure e della tendenza a costruire “muri”, proponeva “il dialogo” come posizione culturale e come atteggiamento umano da assumere.
In merito alla “quadratura del cerchio tra pensiero teorico e proposte concrete del cattolicesimo”, in effetti, la relatrice non ha fornito elementi utili, forse perché il problema è così serio e complesso che trovare la quadratura sarà molto difficile, anche per i cattolici.
Purtroppo, fanno parte del problema anche gli slogan degli “xenofobi duri e puri” e dei “liquidi radical chic”, i discorsi ridicoli e le chiacchiere da bar degli uni e degli altri, le manifestazioni di chi dice “non li vogliamo” e quelle dei black bloc e degli anarchici antagonisti contro i muri.
Allora, qual è il compito dei cattolici o della comunità cristiana? Certo è quello di elaborare un “punto di vista sistemico”, una “visione” del problema migranti a partire dalle proprie concezioni di uomo e di vita; elaborazione rispetto alla quale siamo molto in ritardo. Infatti, le “visioni” e i “punti di vista” che, per il momento, emergono dal mondo cattolico “ufficiale”, privilegiano l’accoglienza “senza se e senza ma”, occultando qualsiasi riferimento alla difesa della identità e della civiltà proprie del mondo occidentale. Sinceramente avverto una contraddizione e qualcosa che stride.
Comunque, nel frattempo che un giudizio più vero e realistico emerga, c’è un lavoro da compiere, ci sono delle risposte concrete da dare (come quando c’è un terremoto), c’è un impegno che viene prima anche dell’elaborazione di un giudizio completo sul fenomeno, c’è un “nel frattempo” gravido di responsabilità da vivere. Senza crampi…

Pesce (ner)Azzurro