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Si Deus est unde malum?

Nel corso della storia il quesito è rimasto centrale nella vita dell’uomo tanto che molti filosofi hanno tentato di darvi risposta. A cosa riconduciamo la morte, le guerre e tutto ciò che c’è di orribile nel mondo? L’uomo è veramente libero di scegliere se essere o meno incline al Male?

Oltre duemila anni trascorsi tornando sempre a quel punto di partenza che poi ogni essere umano conosce dentro di sé quando viene a contatto con dolori o comunque espressioni acute del male, perché ogni volta che la questione si presenta con rinnovata drammaticità, si rimette in discussione lo stesso concetto di Dio, sottolineando il valore del dolore nella vicenda umana.

Il primo compito dell’uomo è di non arretrare di fronte al male, bensì di guardarlo in faccia; Dimorare senza connivenza presso il male tempra la persona, se questa è capace di separarlo dal bene, di non confonderlo con quest’ultimo, di mantenersi libera. Secondo Berdjaev “il fatto di non vedere il male rende l’uomo superficiale, gli impedisce di attingere alle profondità della vita: la forza della sua coscienza è legata alla denuncia del male e, quando si aboliscono i limiti, l’uomo si trova in uno stato di confusione o d’indifferenza, la sua personalità comincia a disgregarsi: nella confusione e nell’indifferenza, nella perdita della nozione del male, l’uomo è sprovvisto della libertà dello spirito”.

Il male non sempre si presenta in modo brutale e improvviso, ma spesso si cela sotto spoglie di apparente e tranquilla quotidianità, spingendoci ad accettare con anestetizzante indifferenza il disordine che ci circonda. (Caos calmo). Per contrastare questa seducente tentazione bisogna tenere gli occhi aperti, sgranati sul male, senza avere paura di guardare fisso il cuore dell’orrore, nella consapevolezza che il male alberga dentro ognuno di noi, è la nostra ombra…

In particolare per quanto riguarda il mondo del dolore degli innocenti, è ovvio coinvolgere Dio nel problema del Male, essendo necessaria la sua corresponsabilità e non potendoci nascondere dietro la risposta tipica del senso comune che risolve la questione chiamando in causa il libero arbitrio dell’uomo.

Perché tanto dolore a creature che non hanno commesso alcun peccato, a famiglie che nel metterle al mondo hanno compiuto un atto di speranza, di amore?

Si dice che sul letto di morte Romano Guardini si sia rivolto ad un amico: “Nel giorno del giudizio, certo, risponderò alle domande che Dio mi rivolgerà ma io stesso gli porrò domande: Perché la sofferenza degli innocenti?”. Una risposta conforme alla tesi di Hans Jonas, ovvero alla rinuncia dell’onnipotenza di Dio: “Dov’è dunque Dio? E io sentivo in me una voce che gli rispondeva: Dov’è? Eccolo: è appeso lì, a quella forca”, (E.Wiesel, La notte).

Moscardino