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Silenzio assordante

Giovedì 14 dicembre, nelle prime ore del mattino, ho cercato invano sui principali siti di informazione italiani notizie sulla votazione prevista poche ore dopo in Senato sul cosiddetto “biotestamento”: niente da fare, tra i fischi a Donnarumma, le ormai consuete molestie e le notizie meteo, del voto in Senato neppure l’ombra. E se consideriamo che anche le voci dissenzienti nei confronti della legge, come ad esempio quella della CEI, sono arrivate solo nel pomeriggio, a votazione ampiamente conclusa, anche a me che sono solitamente poco propenso a letture dietrologiche viene sinceramente da pensare che tutto questo assordante e colpevole silenzio sia parte di una strategia ben studiata e, purtroppo, condivisa anche da chi, a parole, si dice ora contrario alla legge.

La cosa preoccupante, però, è che questa volta, dopo aver utilizzato le solite tecniche mediatiche, quali gli articoli che nel titolo fanno dire al Papa cose che chi si prende la briga di leggere i suoi discorsi sistematicamente non trova, o le classiche campagne basate su casi estremi, ampliati ad arte per suscitare emozione e compassione, i “maitres à penser” nostrani, laici e di sinistra, paladini di questa pessima legge, hanno scelto la strategia di far passare sotto silenzio un provvedimento che in un paese davvero civile sarebbe stato perlomeno oggetto di una adeguata discussione non solo nelle aule del Parlamento, ma anche all’interno della società civile.

E purtroppo, stando ad alcuni dialoghi avuti ieri sera ed oggi con amici solitamente attenti a ciò che accade attorno a loro, e poco propensi a farsi passare le cose sopra la testa senza tentare almeno di esprimere il proprio giudizio, devo dire che questa strategia ha funzionato, visto che nella maggior parte dei casi i miei amici non erano neppure consapevoli di cosa prevede la legge sul testamento biologico.

Questa vicenda mi ha fatto tornare alla mente quella poesia che, in svariate versioni, fa notare che se rimango in silenzio senza protestare ogni volta che viene eliminata qualche categoria ritenuta, per svariati motivi, “socialmente pericolosa” (zingari, ebrei…..), arriverà il giorno in cui verranno a prendere me, e non ci sarà rimasto nessuno a protestare. In situazione come queste, in effetti, il silenzio – il MIO silenzio – finisce per essere colpevolmente complice di chi sta lavorando per costruire un mondo che, come ben evidenzia questo articolo, si fonda su principi che lo rendono ogni giorno un po’ più disumano.

Pescespada