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SOSPETTI E COLLUSIONI, COMPLICITÀ E RESPONSABILITÀ

Medici Senza Frontiere, SoS Méditerranée, Migrant Offshore Aid Station (MOAS), etc.

L’Agenzia Europea per le Frontiere Esterne (Frontex), nel rapporto “Risk Analysis for 2017”, oltre a confermare i sospetti sulle suddette O.N.G. di essere colluse con i trafficanti di esseri umani e responsabili nell’aumento dei flussi migratori, ha sostenuto che le stesse effettuano operazioni di ricerca e soccorso, entro le acque territoriali libiche.

È partita, così, l’indagine della Procura di Catania; i primi risultati parlano di un improvviso aumento di imbarcazioni che accompagnano in Italia i barconi a partire da settembre 2016; circostanza che confermerebbe sostanzialmente quanto denunciato da Frontex, ovvero che la presenza di tali imbarcazioni, che garantiscono i soccorsi in mare, sarebbe un elemento che incoraggerebbe l’arrivo di migranti.

Se tutto fosse confermato sarebbe veramente grave. Siccome, però, non ci sono ancora prove certe di quanto denunciato e siccome non mi appartiene la cultura del sospetto, stento a credere che vi sia una vera e propria premeditazione e che vi siano accordi espliciti tra i trafficanti e le ONG citate.

Non potendolo escludere del tutto, mi chiedo:

Perché la presenza di queste flotte umanitarie nel Canale di Sicilia? Sono state autorizzate? Sono necessarie? Che contributo danno al salvataggio di vite in mare? Agiscono sotto il controllo del Centro di Coordinamento del Soccorso Marittimo e della Guardia costiera?

Indipendentemente da tutto ciò, se la flotta di tali ONG svolge il proprio lavoro di salvataggio, è chiaro che rappresenta per gli scafisti un’opportunità in più: un maggior numero di imbarcazioni garantisce una maggiore probabilità di successo del viaggio dei barconi.

A quanto mi risulta anche le flotte ufficiali sono andate a recuperare barche e gommoni carichi di migranti appena fuori le acque territoriali libiche; tant’è che qualcuno in tempi “non sospetti” sosteneva che queste operazioni facevano risparmiare il carburante ai trafficanti, sic!

D’altra parte, il soccorso in mare è regolato da una convenzione internazionale del 1979, che ha individuato le cosiddette aree SAR (Search and Rescue), nonché le modalità operative per intervenire in caso di pericolo e il “porto sicuro” dove portare, per esempio, le vittime di un naufragio per ogni zona SAR. Guarda caso, il “porto sicuro” dell’area SAR maltese non è La Valletta, ma Lampedusa…

Insomma, la situazione è un pochino più complessa di quanto possano far credere i sospetti di Frontex e le indagini esplorative della Procura di Catania sulle ONG.

Forse manca una strategia complessiva dell’Europa sul problema immigrazione? Forse l’Europa non sa come affrontarlo? Forse non sa cosa fare con la Libia? Forse non sa cosa farne dei migranti che arrivano nel nostro continente?

Insomma, forse non è tutta colpa di MSF o di MOAS se l’arrivo dei migranti è fuori controllo.

Pesce (ner)Azzurro