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SPAZZACORROTTI

Il Consiglio dei ministri ha varato un disegno di legge dedicato alla lotta contro la corruzione, che ora passerà all’esame del Parlamento.

Ciò che preoccupa è la concezione miope e giustizialista.

In estrema sintesi, colui che ha corrotto o è stato corrotto è segnato a vita. Si parla (impropriamente) di DASPO che è un acronimo che nasce dalle misure contro gli ultras del divieto di assistere a manifestazioni sportive; ma il proposito è quello di predisporre misure interdittive (divieto di esercitare pubblici uffici e divieto di contrattare con la pubblica amministrazione) “a vita”. Anzi, la proposta di legge dice “in perpetuo”, parola presuntuosa e disperante, che tra l’altro confligge con ogni principio costituzionale di rieducazione e con la storia del diritto penale italiano che ha, man mano, eliminato la pena di morte, e poi l’ergastolo, proprio nella prospettiva di una società inclusiva e non emarginante.

Senza contare, i possibili errori della magistratura soprattutto in processi così border-line come quelli di corruzione.

L’altro “fil rouge” della riforma è quello del “pentitismo” e degli infiltrati. Chi fa la spia non è figlio di Maria, ma è premiato dallo Stato italiano addirittura con la non punibilità del reato commesso. Siamo ancora oltre la disciplina del c.d. “whistleblowing”, con cui si tutela la segnalazione degli illeciti da parte degli “onesti”; qui è lo stesso soggetto corrotto o corruttore che può denunciare il suo “compare” ed evitare così la pena.

Ancora più drammatica è la lettera che scrive il Ministro Di Maio ai corrotti (www.ilblogdellestelle.it.).

Da notare che siamo passati dalla “anticorruzione” allo “spazzacorrotti” ed è significativo: dal diritto penale del fatto al diritto penale d’autore, dal peccato al peccatore.

Toni (e anche i toni contano, santo cielo!) e avvertimenti sono inammissibili.

“A vita! Mai più. Non c’è santo che tenga” “ad aeternum”, “marchiati a vita” scrive testualmente Di Maio. Avete in mente le mamme esasperate che minacciano i figli di non farli giocare MAI PIU’ ai videogiochi? E in quel caso sbaglia anche la mamma (eh sì, qualche volta capita) perché la minaccia di sanzioni impossibili o sproporzionate è quanto di meno efficace per la prevenzione dei reati, sia da un punto di vista di politica criminale, sia da un punto di vista umano (e comunque la vera politica criminale parte sempre dall’umano).

Come un padre che insegna a suo figlio a nuotare nella corrente del fiume e che è diviso fra due sentimenti.

Perché da un lato se lo sostiene sempre e lo sostiene troppo il bambino si attaccherà e non imparerà mai a nuotare.

Ma anche se non lo sostiene al momento giusto questo bambino berrà un sorso cattivo”, scriveva Charles Péguy parlando della libertà. E la libertà ha sommamente a che fare con il diritto penale, come origine e come conseguenze; anche se ce ne stiamo dimenticando, anche se è più facile additare il corrotto, l’evasore, lo straniero, il malato, il diverso e allontanarlo dai “puri” e dai “purificatori”.

Bisogna amarlo il proprio popolo, egregio Ministro, ed il popolo non si divide in buoni e cattivi, il popolo è fatto di uno più uno più uno, con una responsabilità reciproca, una responsabilità ancora più grande se ne sei un rappresentante.

Tale è il mistero, tale è il segreto, tale è il prezzo
Di ogni libertà
La libertà di questa creatura è il più bel riflesso che c’è nel mondo della libertà del Creatore

Se fa fatica Dio davanti alla libertà degli uomini, figuriamoci la giustizia umana. Eppure non ci può essere giustizia senza questo riconoscimento di mistero e di libertà.

Sirenetta