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Stato laico e libertà della Chiesa. Considerazioni sul discorso del Papa a Milano

Guardando la situazione politica italiana, dove i politici eletti hanno abdicato a favore di “tecnici”, dove da palchi improvvisati in comici comizi si danno lezioni al popolo, dove il moralismo e il perbenismo la fanno da padrone e soprattutto dove si denota una mancanza assoluta di idee, ideali e passione politica, la mia attenzione si è posta, tra l’altro, sul brevissimo incontro (15 minuti circa) del Papa in Arcivescovado con le autorità locali.
Anche in questa occasione il Pontefice ci offre una nuova breve ed intensa lezione politica.

Poiché si trova a Milano, prende spunto dal suo patrono S. Ambrogio che prima di esserne Vescovo fu Governatore della città, chiamato quindi a gestire l’ordine pubblico e ad amministrare la giustizia.
Come primo insegnamento che il Papa offre è il ricordare a tutti che, come scriveva Ambrogio “l’istituzione del potere deriva così bene da Dio, che colui che lo esercita è lui stesso ministro di Dio”. E questo per dire che nessun potere dell’uomo può considerarsi divino, quindi nessun uomo è padrone di un altro uomo. E S. Ambrogio lo ricordava anche all’Imperatore: «Anche tu, o augusto imperatore, sei un uomo».

E qui il Papa affonda sul cuore della questione affermando che la prima qualità di chi governa è la giustizia, virtù pubblica per eccellenza, perché riguarda il bene della comunità intera. Eppure essa da sola non può bastare. Un’altra qualità è necessaria: l’amore per la libertà, che egli considera elemento discriminante tra i governanti buoni e quelli cattivi, poiché, come si legge in un’altra lettera del Santo «i buoni amano la libertà, i reprobi amano la servitù».
Ecco dunque l’impressionante realismo del Papa: il cattivo governatore non è quello solo onesto, dalle mani pulite, che parla di legalità, che è staccato dalla vita mondana o che non va neppure più in vacanza! Il cattivo governatore è colui che non ama la libertà. 

“La libertà – dice il Papa – non è un privilegio per alcuni, ma un diritto per tutti, un diritto prezioso che il potere civile deve garantire'”.

E poi spiega cosa intende per libertà, che non è libertinaggio o voler concedere di fare ciò si vuole, ma la libertà implica la responsabilità di ciascuno. Si trova qui uno dei principali elementi della laicità dello Stato: assicurare la libertà affinché tutti possano proporre la loro visione della vita comune, sempre, però, nel rispetto dell’altro e nel contesto delle leggi che mirano al bene di tutti.
Da questo ne consegue che nel rispetto della libertà e della legge naturale lo Stato deve tutelare la famiglia, aperta alla vita. Deve tutelare la libertà di educazione secondo il progetto educativo che i genitori ritengano sia il piu valido. E lo Stato deve essere al servizio della persona, deve esistere per il benessere del cittadino, quindi non per opprimerlo, non per essere uno Stato balia, uno Stato che invade la vita delle persone.
Questo è il secolare insegnamento della Chiesa, che mai ha preteso di creare uno Stato confessionale di stile iraniano.

Il Papa termina chiedendo ai politici di farsi amare. Sembra retorico, ma chiede proprio questo, come Ambrogio chiedeva a quelli che volevano collaborare all’amministrazione pubblica: fatevi amare. “La vostra operosa e laboriosa presenza nei vari ambiti della vita pubblica non può che essere la volontà di dedicarvi al bene dei cittadini… Così, la politica è profondamente nobilitata, diventando una elevata forma di carità”.
Leggere queste parole del Papa di stima per l’uomo e la sua azione mi colpisce molto. In vari ambienti si accusa la Chiesa di invadenza, di ingerenza. Ma la Chiesa e i cristiani hanno dato perennemente un contributo fondamentale alla costruzione di uno stato laico. Come Benedetto XVI ricorda: “Le comunità cristiane promuovono queste azioni non tanto per supplenza, ma piuttosto come gratuita sovrabbondanza della carità di Cristo e dell’esperienza totalizzante della loro fede”.

Ichthys