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Sugli strike americani

Sugli strike americani in Siria non sappiamo abbastanza per formulare un giudizio, ma almeno mettiamo in ordine ciò che sappiamo. 

In Siria una guerra “per proxy” va avanti da molti anni. La dottrina di “un passo indietro” di Obama non ha aiutato: US, Iran, Arabia Saudita, Qatar, Israele, Russia, Turchia giocano una partita dove sono morte molte decine di migliaia di persone.

Gli schieramenti sembravano essere due: Assad-Russia contro ribelli-Arabia , mentre turchi e iraniani sembravano combattere battaglie diverse e a volte altalenanti e gli US sembravano incerti parteggiando in fondo per i secondi con qualche incertezza perché L’Arabia è anche il maggior sponsor dell’ISIS.

Trump aveva detto che si sarebbe messo d’accordo con il primo schieramento, ma ha colpito la base siriana da cui era partito l’attacco chimico del giorno precedente, sebbene l’attacco sia avvenuto di notte quando non c’era attività nella base e mirando solo agli aerei e alle strutture (mirare non vuol dire colpire, ovviamente, ma così dice il Pentagono). Cambiano dunque gli schieramenti?

Staremo a vedere ma io non penso. Di certo, gli US hanno dato un segnale forte (più come comunicazione che altro) di voler essere di nuovo i protagonisti della scena. Secondo la Casa Bianca gli americani vogliono davvero la pace – come Trump ha dichiarato nella campagna – ma non vogliono che siano altri a deciderla nei modi (nei costi umani) e nei tempi. Per quanto mi riguarda, spero che fosse solo un avvertimento e che gli americani aiutino a terminare questa guerra: con Assad e Putin sembra più probabile che con i ribelli islamisti ma l’importante è arrivare a una pace vera che permetta a tutti di vivere, a cominciare dai cristiani di quelle terre.

Vedremo come procedono le cose. Una nota finale sui soliti pregiudizi del mondo liberal: ha accusato Trump di volersi alleare con Putin e di fare da sponda al dittatore Assad. Ora che, come spesso accade, si è dimostrato che le cose non stavano così, lo rimproverano di aver attaccato. Un po’ di cautela e precisione nei giudizi aiuterebbe.

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