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Sul caso Formigoni

Fra le notizie del giorno spicca quella della sentenza di primo grado del Tribunale di Milano a proposito della vicenda “Maugeri”, che ha visto come imputati l’ex presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, alcuni funzionari e collaboratori, oltre a Pierangelo Daccò e Antonio Simone.

La questione, avviata oltre 4 anni fa con indagini a tutto campo della Procura di Milano sull’intera gestione della sanità Lombarda ha portato ora alla condanna a 6 anni per Formigoni, all’assoluzione di collaboratori e dirigenti ed alla condanna a pene maggiori di Daccò e Simone.

Alcune considerazioni giuridiche, anzitutto: delle numerose accuse a Formigoni è rimasta in piedi solo quella di corruzione “impropria”, mentre è saltata l’accusa di associazione a delinquere; occorrerà leggere le motivazioni, ma pare chiaro che non è stata riconosciuta l’ipotesi più grave dell’accusa; insomma, non si è realizzato alcun “sistema” criminale, né si sono poste in essere delibere illegittime o dannose per la collettività e l’erario, il che è documentato dall’assoluzione di tutti i dirigenti e funzionari coinvolti.

Resta in piedi per i giudici milanesi l’accusa di corruzione a carico di Daccò, Simone e Formigoni (oltre a due altri imprenditori), basata sullo scambio di favori e utilità (viaggi, vacanze, etc.) ritenuti illeciti; lo stesso Formigoni ha già dichiarato che farà appello (ribadendo che tali utilità non erano altro che normali prassi fra amici e conoscenti) ed è possibile che l’impianto accusatorio possa essere ulteriormente ridimensionato. In tal senso è bene essere cauti e ricordare che la presunzione d’innocenza è un principio costituzionalmente garantito.

Su un piano politico e giornalistico è utile ricordare, invece, al di là degli “scandali” più o meno documentati ed accertati, l’assoluta eccellenza della sanità lombarda (riconosciuta da organismi terzi ed osservatori internazionali), di gran lunga la più economica ed efficiente d’Italia: attenzione perciò a costruire teoremi da “prima pagina” ed accusare singoli comportamenti discutibili allo scopo di danneggiare una riconosciuta “buona politica”. Questa sì che è non è buona politica, né buona informazione!

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