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Sul caso Ligresti

“Signora ministra, lei si è mossa per amicizia, con una famiglia dal passato giudiziario per cui né un prefetto prima, né un ministro poi dovrebbero avere a che fare. Per questo chiediamo le sue dimissioni”.
Questa è la sintesi dell’intervento del Movimento 5 stelle in Parlamento nei confronti del Ministro Cancellieri.
I fatti: Giulia Maria Ligresti è stata per un mese in carcerazione preventiva con il padre e la sorella per l’accusa di falso in bilancio. Dopo una perizia medica che ha accertato la situazione precaria di salute, le sono stati concessi gli arresti domiciliari. Secondo alcune intercettazioni pubblicate da Repubblica, questa scarcerazione (prevista dalla legge) sarebbe stata “sollecitata” dal Ministro Cancellieri.
Ma se questa forma alternativa di misura preventiva è prevista dalla legge, dov’è il problema? Il polverone si è scatenato perché è noto che la Cancellieri è amica, anche per motivi lavorativi, della famiglia Ligresti. Da qui l’intervento accusatorio del M5S: il problema è l’essersi mossi “per amicizia”, cioè per un interesse ben preciso! E’ il sogno di una politica ed una società neutra, in cui le preferenze e gli interessi sono visti con sospetto, perché sono zone di penombra dove si mischiano ruoli pubblici e vita privata.
Ma se la politica è servizio per il popolo, contributo al bene comune, come può essere disinteressata, cioè slegata da un interesse preciso?
E’ la stessa accusa che per anni mi sono sentito rivolgere dai rappresentanti universitari di sinistra: tu ti muovi per interesse! Chiedi il voto per amicizia! Vai a parlare con quel prof, vuoi risolvere quel problema solo perché riguarda quel tuo amico!
Ma se questo “interessamento” mette in evidenza un problema di molti e contribuisce al bene di tutti, perché parte da un caso reale, dov’è il problema?

Tursiope