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Sul dito medio di J-Ax e Fedez agli “amici del Family Day”

Nel contesto socio-culturale odierno, dominato dalla dittatura del pensiero unico faccio un po’ di fatica a scrivere un articolo sul dito medio di J-Ax e Fedez agli “amici del Family Day” durante la trasmissione “Le Iene” (in prima serata). Gli stessi amici a cui il Papa ha detto “Andate avanti così”. Eppure faccio fatica. Temo fraintendimenti e ripercussioni personali. Temo persecuzioni giudiziarie. Temo la messa all’indice (o al medio) da parte delle “camicie nere” dell’antiomofobia. Sto diventando “antiomofobofòbico”. Ma voglio farmi coraggio e scrivere qualcosa.

In sintonia con tutta la Chiesa cattolica ripugno l’omofobia (v. CCC n. 2358 “A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione”), e difendo i valori dell’ascolto, del dialogo, del “sentire l’altra campana”, senza mai mettere all’indice (o al medio) l’opinione altrui, ma salvaguardandone l’espressione, ascoltandola anche quando è contraria alla mia. Voglio ascoltare. Voglio capire. Di cosa avete bisogno?

“Di vedere riconosciuto il nostro diritto ad amarci anche se siamo persone dello stesso sesso!”. Ma i tuoi diritti son già difesi: guarda su http://www.articolo29.it/4243-2/ dove sono riportate tutte le definizioni giuridiche e i reati contro il tuo legittimo diritto all’amore omo e transessuale. E poi c’è la legge 76/16 (ex “ddl Cirinnà”) che regolamenta le “unioni civili tra persone dello stesso sesso”: non è ancora abbastanza?

“Ok, ma mio figlio biologico (ottenuto da una “gravidanza surrogata”) non può essere adottato dal mio compagno omosessuale!”. Falso! La giurisprudenza ormai riconosce e tutela la “stepchild adoption” (v. sentenze n. 12962/12 e 19599/16 della Cassazione, sentenza del 27/05/16 della Corte d’Appello Torino, e la recentissima sentenza 07/03/17 del tribunale per i minorenni di Firenze). Quindi cosa volete ancora? Cosa volete veramente? Il lavaggio del cervello sociale?

Attendo risposte. Intanto riporto gli ultimi dati ISTAT (2011) secondo cui tra le 16 milioni 648 mila famiglie italiane, quelle omosessuali sono 7513 (0,04%), di cui 529 (0,003%) con figli. Un fenomeno statisticamente irrilevante, sebbene forse in crescita. E certo, perché un po’ di Barbara D’Urso, un po’ di Sanremo, un po’ di J-Ax e Fedez e pian piano la società, il costume e la “cultura” cambiano.

E pian piano siamo arrivati all’invoghissima teoria dei gender: l’identità sessuale non è determinata dal solo dato biologico, ma è “l’esito di un processo costruttivo influenzato dalla complessa interazione tra aspetti biologici, psicologici, educativi e socioculturali”, un “costrutto multidimensionale” costituito da quattro distinte componenti: sesso biologico (all’anagrafe), identità di genere (ciò che mi sento di essere), ruolo sessuale (aspettative di comportamento conformi alle definizioni sociali di femminilità o mascolinità), e orientamento sessuale (attrazione per le persone di sesso opposto -eterosessualità-, dello stesso sesso -omosessualità- o per entrambi -bisessualità-).

Papa Francesco non alza il medio, ma l’indice per porre umilmente una domanda: “Mi domando se la cosiddetta teoria dei gender non sia anche espressione di una frustrazione e di una rassegnazione che mira a cancellare la differenza tra i sessi perché non sa più confrontarsi con essa” (Udienza Generale 15/04/15). E lo alza ancora per chiedersi “Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla? […] Ma si deve distinguere il fatto che una persona è gay dal fatto di fare una lobby: nessuna lobby è buona” (29/07/13).

E allora il dito lo alzo anch’io: contro questa lobby del pensiero unico, per la quale non è possibile essere contrari, con la quale non è possibile neanche provare a ragionare o a dissentire (prepariamoci al peggio se passa la legge Scalfarotto: articoli come questo non saranno più neanche pubblicabili), senza ritrovarsi davanti al dito medio del “benpensante” medio, imbevuto di quell’ideologia che neutralizza in partenza la pensabilità di realtà diverse, che (parafrasando il Papa) “mira a cancellare la differenza perché non sa più confrontarsi con essa”.

Nautilus