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Sul Nobel a Dylan

Il giorno in cui è morto Dario Fo, premio Nobel della letteratura, questo stesso premio è stato conferito a Bob Dylan.
Il Nobel per la letteratura, sebbene anche quello a Dario Fo suscitò molte discussioni, viene assegnato “nel campo della letteratura mondiale che si sia maggiormente distinto per le sue opere in una direzione ideale”.
Perché assegnare un premio letterario ad un cantante? È evidente, come ben descritto nello scorso articolo de La Spigola su Dylan, lo spessore e il contributo che lo stesso ha portato alla musica, del come riusciva a descrivere il bisogno dell’ uomo (“How does it feel?”), eppure resto ancora interdetto di fronte a questa scelta!
È vero che “Senza Dylan saremmo un po’ meno capaci” di raccontare, di immedesimarci nei testi, ma il testo di una canzone non può prescindere dalla musica!
Prendete ad esempio il testo di “Like a Rolling Stones” e leggetelo senza ascoltare la musica, vedete se è la stessa cosa!
Un uomo quando s’innamora di una donna, ama lei così com’è; sicuramente per il “contenuto”, ma non può prescindere dalla forma (la bellezza della donna). La donna è identificata dal contenuto e dalla forma (la bellezza), ma non si può prescindere ne da uno, ne dall’altro. Vi è un unità dei contenuti impressi in un soggetto identificabile!
La stessa dinamica avviene per una canzone. Tolta la musicalità (la forma), i testi di Dylan (il contenuto) non sarebbero gli stessi!
Paradossalmente nelle canzoni che si ascoltano in radio negli ultimi anni, avviene il contrario: si pensa solo alla forma ma i contenuti sono vuoti.
Dico questo perché un mio carissimo amico spiegava le canzoni napoletane come “Dante musicato da Verdi”, cioè esse sono frutto di un musicista che musica testi di un poeta! Seppur in maniera differente, Dylan compiva lo stesso lavoro.
Se è giusto o no il Nobel a Dylan, l’errore più grande da evitare sarebbe però quello di dividere i testi dalla sua musica. Se ne ucciderebbe il senso più vero.

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