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Sul terremoto

Il 24 agosto ci siamo svegliati con le notizie del terremoto che ha raso al suolo alcuni paesi del Centro Italia.

Il 24 agosto ci siamo svegliati anche con le notizie dei nostri “pezzi grossi” dello Stato che, dopo le parole di rito su “unità nella ricostruzione” e “non è il momento delle polemiche”, già annunciavano inchieste, azioni decise per fare chiarezza (cioè trovare un colpevole su cui scaricare tutto) e la mitica quanto falsa affermazione “non vi lasceremo soli”.

Il 24 agosto ci siamo svegliati anche con un esercito di persone che, chi per lavoro e chi per generosità, stavano già scavando tra le macerie rischiando la propria vita per salvare quella altrui.

Dopo 5 giorni, la cosa che più mi ha impressionato è stata la solidarietà senza confini delle persone, tutte, in tutta Italia. E degli animali. Decine di cani da ricerca grazie al cui fino olfatto sono state salvate decine e decine di persone e ritrovate, purtroppo decedute, altrettante decine di corpi. Mi sono chiesto il perché di tanta e immediata solidarietà. Decine di persone che facevano la coda per donare il loro sangue, decine di persone che donavano coperte, giochi, beni di prima necessità e decine di persone che donavano quintali di alimenti.

Generosità? Certamente. Sindrome Candy Candy? Indubbiamente. Farsi fotografare per apparire sui social o sui tabloid? Forse per alcuni.

Ma credo che la ragione vera sia da ricercare in un luogo più profondo, un luogo che arriva a livello della nostra indomabile e incancellabile ontologia: dare un pezzo di sé (il sangue o i soldi per coperte e cibo) per “salvare” la vita di un altro rende felici. Ebbene sì. Sembra un ossimoro, ma non lo è. Perdere qualcosa fa guadagnare qualcosa. Guardate le facce delle persone che hanno donato qualcosa: sono felici. Guardate le facce dei soccorritori: distrutte, stanche e sporche, ma liete. E quella felicità non passa. È un avvenimento talmente incidente nel profondo del proprio io che non si può dimenticare. Probabilmente lo si racconterà dopo decine di anni ai nipoti “Sai, quel giorno è successa una tragedia e il nonno è andato a donare il suo sangue per aiutarli. Sono stato contento di essere stato utile. Se capita, dovrai farlo anche tu. È bello aiutare”. Perché è bello? Perché da un senso, un senso alla propria azione, un senso alla propria vita. Un senso di infinito perché senza contraccambio, gratuito.

Dio ha donato suo Figlio per salvarci e renderci felici. Gratuitamente. E noi siamo fatti a Sua immagine e somiglianza. Noi doniamo qualcosa di noi per rendere felici altre persone. Gratuitamente. E così, lo siamo noi stessi.

Auguro a tutti i pesci di tutti gli oceani di continuare questa immedesimazione col Figlio di Dio continuando in tutti i momenti della nostra vita a donare sé stessi per rendere felici gli altri. E quindi noi stessi.

Il Beluga