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Sull’incontro “Quale libertà per Hong Kong?”

Lunedì 16 dicembre si è svolto a Termoli l’incontro “Quale libertà per Hong Kong?” organizzato dall’associazione culturale Esserci con Padre Bernardo Cervellera, sacerdote missionario del Pime che per molti anni ha vissuto prima nella ex-colonia britannica e successivamente a Pechino. Dal 2003 Padre Cervellera dirige l’agenzia giornalistica Asia News, ad oggi uno dei siti d’informazione più seguiti sull’oriente.

Al centro dell’incontro ci sono state le manifestazioni in corso da mesi ad Hong Kong e i difficili rapporti con la Cina, ma non sono mancati approfondimenti sulla storia e la cultura della ex-colonia e dell’attuale situazione della Chiesa sotterranea sotto la dittatura di Pechino.

Attraverso alcuni video Padre Cervellera ha sottolineato l’enorme portata delle manifestazioni, con una partecipazione che ha raggiunto i 2 milioni di persone (su 7 milioni di abitanti), per chiedere la cancellazione della legge sull’estradizione voluta dalla governatrice dell’isola e dalla Repubblica Popolare Cinese e l’avvio del processo di stabilizzazione della democrazia ad Hong Kong, che rischia di vedere cancellata la propria autonomia allo scadere dei 50 anni concessi dalla Cina nel 1997. Per reprimere le manifestazioni la polizia di Hong Kong ha risposto con una violenza sproporzionata ed ingiustificata, facendo emergere palesemente il controllo delle istituzioni da parte del Partito Comunista di Pechino.

Nel mondo occidentale la maggior parte dei governi tace, preferendo mantenere buone le relazioni con Pechino. Solo gli Stati Uniti hanno avuto il coraggio di approvare una legge in supporto della libertà di Hong Kong.

Delle tantissime cose raccontate da Padre Cervellera, gli aspetti più interessanti che mi porto a casa dall’incontro sono:

– i ragazzi di Hong Kong sono la parte più viva delle manifestazioni e hanno inventato modalità nuove e creative di protesta. Sono ragazzi comuni, che vivono all’occidentale e pervasi dal consumismo, ma che hanno reagito davanti alla possibilità di perdere molte delle libertà a cui sono abituati, perché sanno che nella Cina continentale il Partito controlla ogni aspetto della vita delle persone, imponendo l’adesione alle Chiese ufficiali, monopolizzando l’educazione dei giovani (a cui è vietato entrare in Chiesa o ricevere una qualsiasi educazione religiosa), manipolando la comunicazione e censurando ogni informazione che può arrivare dall’esterno (non a caso AsiaNews è oscurata in Cina, possono esistere solo i social network controllati dal Partito ed è vietato ogni riferimento alle proteste di Piazza Tienanmen dell’89).

– il desiderio di libertà è costitutivo dell’essere umano, per questo motivo ci sentiamo vicini ai manifestanti che ne chiedono il rispetto. E proprio perché la Chiesa comprende l’uomo e le sue esigenze fondamentali, da subito si è schierata apertamente a favore della democrazia nell’isola. Al contrario negli ultimi anni si registra un’inversione da parte del Partito Comunista rispetto ai passi fatti negli anni precedenti per una progressiva apertura al capitale privato e alla presenza di stranieri.

– a detta di Padre Cervellera, il Partito Comunista è destinato a crollare nei prossimi 5 anni. Per il mantenimento dello status quo c’è una buona fetta della popolazione cinese, che è uscita dalla povertà ed ha interesse a mantenere la ricchezza raggiunta (circa 150 milioni di cinesi ricchi e circa 400 milioni di cinesi della media borghesia), ma la situazione economica sta cambiando e l’attuale riduzione dei tassi di crescita non riescono più a garantire un lavoro per le fasce più povere della popolazione.

Tursiope