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Tam pater nemo

Nelle ultime settimane si susseguono notizie di gravi incidenti in varie parti del mondo. Gli ultimi due, in ordine di tempo, assumono le dimensioni di veri disastri: la sera del 24 luglio un treno ad altra velocità è deragliato vicino la stazione di Santiago de Compostela, nel nord-ovest della Spagna, causando la morte di 79 persone.
Di questi ultimi giorni è la notizia di un incidente stradale in Irpinia in cui sono morte 38 persone che viaggiavano su un autobus precipitato da un viadotto. Subito dopo la notizia di cronaca, qualunque uomo sente un profondo senso di ingiustizia per queste morti e si imbatte nello scomodissimo senso di mistero che avvolge tutta la vita (e la morte) del mondo. Questa incapacità di poter definire il senso di simili disastri è un aspetto così fastidioso ed insopportabile per un uomo vivo che nasce subito un irrefrenabile desiderio di giustizia per quelle morti, non si può accettare pacificamente che la vita di un uomo (con tutto il bene fatto e l’amore verso gli altri) finisca nel nulla in un attimo. Fa così parte della natura umana questa propensione a voler vedere cose giuste e vere, che una delle reazioni più comuni è la ricerca del colpevole, la richiesta che si individui la causa di quel disastro; i giornali giocano un ruolo di enorme cassa di amplificazione di questo giusto desiderio umano e a volte rischia di essere l’unico spiraglio dove potersi impegnare per sfogare tutta la nostra incapacità di comprensione.
Mi ha colpito, in questo senso, uno stralcio del messaggio di cordoglio di Napolitano: “Questa inaccettabile sciagura richiama tutti, istituzioni e cittadini, a un più tenace impegno per la sicurezza stradale e impone ogni iniziativa utile a ridurre i fattori di rischio”. E’ vero, è una “sciagura inaccettabile” perchè la ragione umana non riesce a comprendere il senso di quelle morti e ci si accorge che quello che è nelle nostre mani è solo di lavorare perchè siano evitati futuri incidenti simili. Ma resta un profondo senso di mistero davanti alle morti attuali.
Un uomo vivo, che non vuole solo sperare di dimenticare in fretta e non può accettare pacificamente di essere impotente, vuole vedere realizzato il proprio desiderio di felicità (e quello di tutti gli uomini del mondo) e per questo l’unico gesto totalmente umano e ragionevole è domandare a quell’insondabile mistero che avvolge tutta la vita di compiere il desiderio di felicità proprio e di tutti i fratelli uomini.
La tradizione cristiana ci consegna l’annuncio di un Padre buono che, così come ci ha chiamati alla vita e ha messo in cuor nostro un tale desiderio di felicità e compimento, allo stesso modo ci è così Padre (“tam pater nemo” – così padre nessuno) da poter realizzare quel desiderio di felicità, seppur passando per un dolore e una morte a noi non comprensibile. E questa è la grandezza di un uomo: mendicare la vita e la sua realizzazione a questo Padre.

Tursiope