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THE BLUES BROTHERS E IL MONTE BIANCO

«SIAMO IN MISSIONE PER CONTO DI DIO»

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Ogni anno su qualche rete televisiva viene riproposto “The Blues Brothers”, un film che non mi stancherò mai di guardare. Ne vale sempre la pena, anche dopo trentaquattro anni.
In fondo è solo la storia di due delinquenti che dicono di aver visto “la luce” e che si mettono alla ricerca di 5.000,00 $ per salvare una scuola cattolica il cui gestore ha evaso le tasse.
I moralisti di mezzo mondo, a cominciare da quelli nostrani, ne avrebbero da dire su … tutti.
Sulla “Pinguina” che governa la scuola evadendo le tasse; su Jake Blues, un pregiudicato, che quando esce di prigione ritira «un orologio digitale Timex (rotto), un profilattico non usato [e] uno usato»; ne avrebbe da dire su Elwood Blues che nel frattempo è campato con espedienti non sempre legali; sull’agente della “blues band”, Maury Sline che Jake minaccia, in maniera neanche tanto velata,  di spifferare alla moglie «qualche storiella»; etc., etc..
Tutto ha inizio con l’incontro dei fratelli Blues con Sorella Mary Stigmata (la Pinguina), con il vecchio Curtis (l’animatore della scuola, che ha fatto conoscere il blues ai due fratelli) e col Pastore Cleophus James: «Voglio… voglio raccontarvi cosa mi è capitato. Al mio risveglio stamattina, ho udito uno strano rumore. Al mio risveglio stamattina, ho udito uno strano rumore. … Fratelli, io vi dico, non vi perdete quando arriva la vostra ora, perché il giorno del Signore arriva come un ladro nella notte. Eeeeee… Amen!» e Jake di schianto: «Sì! Sì! Gesù Cristo ha compiuto il miracolo! Ho visto la luce! Ho visto la luce! ».
Da questi incontri:

  • il compito: trovare i soldi per evitare la chiusura della scuola;
  • lo strumento: ricostruire la band;
  • il movente: essere in missione per conto di Dio.

Quello che mi colpì all’epoca, e continua a conquistarmi tuttora, non è, prima di tutto, la bravura degli attori, la musica stupenda, la simpatia dei personaggi, la paradossalità di certe situazioni, la vena ironica, ma quella battuta, buttata lì quasi per caso: «Siamo in missione per conto di Dio».
Durante una vacanza in montagna (fine anni ottanta) salimmo dal versante italiano per raggiungere un rifugio sul Monte Bianco. Di fronte a quello spettacolo c’era da rimanere conquistati; ma un amico, che vedeva un po’ più oltre, ci disse: «Guardate, è vero, io sono qui per vedere il Monte Bianco; ma il movente, quello che mi ha fatto muovere stamattina non è stata, prima di tutto, l’attrattiva della bellezza della montagna, ma la nostra amicizia, quello che c’è tra noi, e che questo si possa vedere».
Allora, il contenuto della consapevolezza di Elwood e Jake, «We are on a mission from God», diventa un richiamo e una domanda anche per me, per la mia vita, per la mia esperienza. Qual è il movente? Cosa mi fa muovere?

Pesce (ner)Azzurro

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