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Timoteo e Termoli

Domani, nella nostra splendida cittadina, si festeggia il 73° anniversario del ritrovamento dei resti di San Timoteo. Le righe che seguono non sono di mia pinna; sono state infatti scritte da un grande uomo di legge e grandissimo amico, al quale le ho sottratte per farvene dono in occasione della ricorrenza. Sono un po’ più di 10 ma valgono tutto il tempo della lettura, nell’attesa di venire a vedere dal vivo tutto il bello che promettono.

Alice          

“Timoteo (in greco “colui che onora Dio”), era nato a Listra, in Licaonia, nell’Anatolia centrale, si suppone nel 25-30 d.c.. Conosciamo la sua vita principalmente attraverso gli Atti degli Apostoli, e le lettere di S. Paolo. Di lui dirà l’Apostolo delle genti: “Non ho nessuno d’animo uguale al suo e che sappia occuparsi così di cuore delle cose vostre, perché tutti cercano i propri interessi, non quelli di Gesù Cristo. Ma voi conoscete la buona prova da lui data, perché ha servito il Vangelo con me, come un figlio serve il Padre” (Filippesi 2, 19-22). Queste parole descrivono bene il forte legame di Timoteo con Paolo, di cui diventerà figlio spirituale, collaboratore, compagno di viaggio, confidente, amico ed erede.

A Listra, nel suo primo viaggio apostolico (46-48 d.C.) Paolo aveva convertito due donne giudee, Loide e sua figlia Eunice; esse avevano educato il figlio, e nipote, Timoteo al culto delle sacre scritture. Quando nel 50 Paolo ritorna a Listra, prende con sé il giovane Timoteo, come compagno di viaggio, lo conferma nella fede attraverso una designazione profetica e nel 51 d.C. con lui attraversa la Macedonia.

Timoteo è fedele messaggero dell’apostolo e da lui è inviato ad Atene e dai tessalonicesi per confortarli nella fede; successivamente raggiunge Corinto ed anche qui porta la parola di Paolo, il quale in seguito lo raggiunge. Riparte quindi con Paolo verso Efeso e resta con lui per un anno e mezzo. Timoteo lo ritroviamo successivamente in Macedonia e poi a Filippi dove aiuta Paolo a scrivere una lettera ai Corinti perché si ricordino del sacrificio di Cristo. Timoteo, Paolo ed altri seguaci si recano poi a Costantinopoli dove Paolo viene arrestato e condotto prima come prigioniero a Cesarea e poi a Roma.

Anche durante la prigionia romana (dal 61 al 63 d.C.), Timoteo è accanto al suo maestro e firma con lui le lettere ai Colossessi e ai Filippesi; quando, tornato libero, Paolo parte nuovamente per la Macedonia, lascia Timoteo a capo della chiesa di Efeso impartendogli norme per la direzione di quella comunità e lasciandogli il suo testamento spirituale. Paolo viene nuovamente imprigionato e questa volta a Roma troverà la morte (nel 67 d.c.).

Alcuni testi parlano della presenza di Timoteo alla morte dell’apostolo delle genti. Dopo il martirio di Paolo, Timoteo diviene primo vescovo di Efeso. In un documento antichissimo, scritto da Policrate, vescovo di Efeso nella metà del secondo secolo, viene descritto il martirio di San Timoteo; si narra che Timoteo venuto a Efeso al tempo di Nerone, vide ed ascoltò S. Giovanni Evangelista, che aveva trascorso ad Efeso gli ultimi anni di vita. Fu ucciso sotto l’impero di Domiziano (altre fonti indicano Nerva) durante i Catagogia, festa nella quale erano d’uso scostumatezze e violenze di ogni genere dalle quali il Santo cercò di dissuadere il popolo. Il tentativo finì nell’esasperazione e Timoteo venne assalito con sassi e bastoni; morì 22 gennaio 97 sul monte adiacente alla città e fu sepolto in un luogo detto Pione, dove ancora oggi si venera il suo martirio.

Il suo corpo fu seppellito vicino a quello di San Giovanni evangelista.

Dopo il martirio del 97 d.c., le spoglie del Vescovo Timoteo rimasero ad Efeso fino al 356, quando vennero traferite a Costantinopoli, nell’Apostoleion (la Basilica degli Apostoli), assieme a quelle di S. Andrea apostolo e di S. Luca evangelista. Il 12 aprile 1204 Costantinopoli venne presa e saccheggiata in occasione della IV Crociata, voluta da Papa Innocenzo III; da quel momento si persero le tracce in Oriente delle reliquie di S. Timoteo.  

Giunte a Termoli dopo la Crociata (non è dato sapere in quali circostanze), sono state venerate e custodite gelosamente per qualche decennio, ma poi sono state celate, per proteggerle da futuri trafugamenti e saccheggi. In un tempo in cui la fede segnava ogni scelta ed ogni gesto umano, il tesoro più grande per ogni comunità era costituito dalle preziose reliquie dei santi, che perpetuavano in modo visibile la fede dei padri. S. Timoteo venne nascosto così accuratamente, che le generazioni successive ne persero il ricordo per oltre sette secoli; solo il teschio è rimasto oggetto di venerazione, conservato ab immemorabile in un antico reliquario d’argento di epoca crociata, con l’incisione “Caput Thimotei”, custodito nella cappella dell’Episcopio di Termoli.

L’11 maggio 1945, mentre erano in corso lavori di restauro nell’area presbiterale della Cattedrale, veniva casualmente (e provvidenzialmente) rinvenuta una lastra di marmo ricoprente un piccolo loculo, ove si trovavano ossa umane (senza il teschio).

Nella parte inferiore della lapide, oggi visibile nella Cripta, si trovava incisa, in caratteri gotici duecenteschi, la frase (in latino) che indicava l’identità di quelle reliquie, l’epoca e gli autori dell’occultamento: “Nel nome di Cristo Amen – Nell’anno del Signore 1239 – Qui riposa il corpo del beato Timoteo discepolo dell’Apostolo Paolo, nascosto dal venerabile Stefano Vescovo di Termoli insieme col Capitolo”.

L’identificazione con il discepolo prediletto di S. Paolo, e l’autenticità delle reliquie custodite a Termoli, appare certa, sulla scorta delle fonti disponibili, della cronologia delle date, delle indagini eseguite sulle ossa; nessun’altra Chiesa della cristianità, fra l’altro, reclama le reliquie di S. Timoteo.  

Papa Pio XII, con bolla del 25 aprile 1947, ha elevato S. Timoteo a secondo patrono per la città e per la Diocesi, e la Cattedrale di Termoli a Basilica Minore.

 Dal 1945, si è cominciato a Termoli a celebrare solennemente la festa l’11 maggio (la memoria liturgica, invece, dei santi Timoteo e Tito, altro discepolo di Paolo, cade il 26 gennaio), con la processione del corpo del Santo per le vie principali della città; il legame spirituale con la sua figura di testimone di Cristo da allora è costantemente cresciuto, fino ai nostri giorni.

Diversi bambini sono stati battezzati con il nome di Timoteo; una nuova parrocchia è stata intitolata al Santo, lo stesso Ospedale civile di Termoli porta il nome “S. Timoteo”; il popolo di Termoli è diventato, negli anni, più consapevole della responsabilità di conservare, per tutta la cristianità, le spoglie mortali del “vero figlio mio nella fede” dell’Apostolo Paolo.    

La venerazione dei santi e delle reliquie dei martiri ci rimanda al mistero di Cristo, e quindi all’evento centrale della fede cristiana; e richiama tutti, potentemente, a rinnovare la fedeltà al Vangelo: per Termoli, scriveva Papa Giovanni Paolo II l’8 maggio 1995, in occasione della celebrazione del 50° anniversario del rinvenimento delle reliquie, “…custodire l’urna che racchiude i resti mortali del discepolo prediletto dell’apostolo Paolo…rappresenta non solo un grande privilegio, ma soprattutto un programma, che impegna a guardare…. al suo luminoso esempio di fedeltà e amore a Cristo e ai fratelli”.  

 Le reliquie sono oggi esposte in un’urna di vetro e legno, collocata nell’abside di sinistra della Cattedrale di Termoli, ove è anche visibile, distesa, la statua del Vescovo Timoteo in abiti liturgici, con mitra e pastorale.”