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TRE GENITORI E UNA FIGLIA

Ovvero il triangolo no: quando la geometria diventa “reato”.

C’era una volta a Miami, in Florida, una coppia omosessuale, Janet e Paula, che un giorno decide di mettere al mondo un figlio per dare coronamento al sogno d’amore e compiutezza alla coniugalità del rapporto. Sono due donne e, ovviamente, hanno qualche difficoltà.
Janet, allora, ha un’idea favolosa: “Chiediamo a Nick se vuole metterci a disposizione il suo seme”. Paula, un po’ perplessa: “Ma Nick è omosessuale!”. “E’ vero” replica Janet, “però, è generoso, è un bel ragazzo, vedrai che non si tirerà indietro”.
Infatti, Nick non si tira indietro e insemina Janet (non sappiamo se naturalmente o artificialmente, ma sono dettagli e le favole a volte sono più intriganti se nascondono qualcosa).
La gravidanza procede e nasce Emma.
Le cose vanno divinamente. Emma è circondata da un mare di amore e di affetto; le due donne non litigano mai e hanno verso la bambina una premura a volte quasi esagerata.
Si sta avvicinando il secondo compleanno della bimba, quando la coppia si vede recapitare una notificazione dell’avvocato di Nick, che chiede di essere riconosciuto come padre (il “partner” c’è già …).
Le due donne non sono affatto d’accordo con tale richiesta, vedendo lesi i loro diritti e, forse, anche quelli della bimba; ragion per cui danno avvio ad una esaltante battaglia legale davanti ad un Amministratore della giustizia di Miami.
Alla fine della battaglia giudiziaria, quale è stata la saggia decisione del giudice?
Quella di riconoscere i diritti genitoriali di tutti e tre i protagonisti della vicenda, legittimandoli a esercitare il loro diritto di maternità e di paternità (doppia).
E vissero tutti felici e contenti…
Purtroppo non è una favola e non ha un lieto fine (ma qui anche l’inizio ed il seguito del racconto sono tristissimi) e, mentre sto finendo di scrivere, mi accorgo che è molto difficile fare dell’ironia su una storia del genere, che non rimarrà senza conseguenze.
Alcune, magari banali (ma non troppo), come il fatto che sul certificato di nascita della bambina compariranno tre nomi: quello della mamma (Janet), quello della sua compagna (Paula) e quello del padre biologico (Nick).
Altre molto più pesanti, perché la sentenza di un giudice nel contesto americano fa giurisprudenza e questa decisione andrà ad urtare, intaccando ulteriormente (senza demolirli, speriamo) punti sorgivi dell’umana esperienza, come la famiglia, la paternità e la maternità, la differenza di genere, etc…
Il processo di esaltazione e di sublimazione di qualsiasi “desiderio degli adulti” conduce alla trasformazione di questi in “diritti civili” e la giustizia nel riconoscerli, come nel nostro caso, si dimentica che c’è un bene più grande da difendere, quello della bambina per esempio.
Ah, dimenticavo: i nomi sono inventati.

Pesce (ner)Azzurro