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Tu sei un bene per me

XXXVII edizione del Meeting di Rimini per l’amicizia tra i popoli. Come tutti gli anni, l’anima del meeting sono i volontari. Sono più di 2000 ed ogni mattina, per una settimana, si riversano concitatamente nella Fiera ad offrire la loro opera. Si respira sempre un’aria di festa, dalle prime ore del mattino. La proposta è quella di servire centinaia di migliaia di visitatori mettendo in gioco tutto se stessi. I responsabili del Meeting, la sera prima di cominciare, chiedono a tutti i volontari (ci sono adulti, anziani, tanti ragazzi e vengono da tutto il mondo -Sudamerica, Stati Uniti, Polonia, Inghilterra, ecc…-) di approfondire la scelta fatta, proponendo la domanda di Don Giussani: “Siamo stati generosi ma quanto veri?”. Perché il nostro fare quotidiano non sia meccanico, infatti, occorre essere veri, occorre, quindi, essere uomini. Occorre cioè che si mettano, in quello che si fa, tutte le proprie esigenze, i drammi della vita e le domande più scottanti. Il 24 agosto, nel pieno del Meeting, la realtà ha deciso di ricordare la domanda di Don Giussani troppo prepotentemente. Non sono crollate solo le case, ma la più solida delle certezze: la vita. La domanda nei cuori sbigottiti dei partecipanti del Meeting è sorta arrogante:perché andare avanti questa mattina? Perché costruire per il bene? E perché io merito ancora di vivere? Che senso ha il fatto che io ho ancora la possibilità di essere responsabile della mia vita? È qui, tra le macerie del nostro io spezzato dal dolore, che si fa spazio sommessamente una risposta. Il canto della prima sera del Meeting ci ha fatto pregare così: “Per alleggerire questo pesante fardello dei nostri giorni, questa solitudine che abbiamo tutti, isole perdute, per evitare questa sensazione di perdere tutto, per capire la via da seguire e scegliere il modo, per alleggerire, per evitare, per capire e rendersi conto delle cose, ho bisogno solamente che Tu stia qui con i tuoi occhi chiari”. “Tu sei un bene per me” è il titolo del Meeting del 2016.

Per continuare a vivere, “per riaffermare che sono vivo in mezzo a tanti morti, per decidere, per continuare, per riaffermare e rendersi conto delle cose” ho bisogno di te. Per essere me stesso, ho bisogno che ci sia tu. La mia vita ha senso, se è rapporto con te, con l’altro: il vicino, il malato, il papà, mio marito, il datore di lavoro, il mio collega. Da qui, ricominciare a camminare,ricostruire, affermando con verità la speranza che solo un’esperienza può donare:  “tu sei un’occasione per me, tu sei un’opportunità per la mia vita, perché, senza di te, io non posso fare nulla”. Il Meeting gira intorno a questo tema con mostre ed incontri, testimoniando un amore all’altro possibile, che genera grandi opere: Padre Trinchero a Bangui, ospitando gli sfollati della guerra, fonda un campo profughi di 10.000 persone; Madre Teresa, in un periodo di profonda oscurità spirituale ritrova la ragione di vivere nella carne dei più poveri; i carcerati del Brasile mettono su famiglia, sposandosi e dando la vita, grazie al perdono e all’accoglienza del loro male; esponenti di religioni diverse insieme restaurano la Basilica della Natività di Betlemme; i santi americani partono dai paesi europei per dare la vita per gli indiani, perché conoscessero la carità; storie di uomini che perdono il lavoro e grazie alla bellezza di un’amicizia tirano su un’azienda; una casa di cura per disabili nata dall’amicizia tra persone che curano Maddalena, malata terminale… “Sarei certo di poter cambiare la mia vita se potessi ricominciare a dire noi” dice Giorgio Gaber. “Tu sei un bene”, non per un attivismo, ma per un amore grande tra persone diverse, che coltiva la vita e genera frutti gustosi di gratuità e verità.

La cultura del perdono e dell’abbraccio del diverso può invadere la nostra società, generando un bene contagioso, che permetta di ricostruire dal basso, dal particolare, delle opere, segno di una speranza inesauribile.

«In luoghi abbandonati/ Noi costruiremo con mattoni nuovi/ Vi sono mani e macchine/ E argilla per nuovi mattoni/ E calce per nuova calcina/ Dove i mattoni sono caduti/ Costruiremo con pietra nuova
Dove le travi sono marcite/ Costruiremo con nuovo legname/ Dove parole non sono pronunciate/ Costruiremo con nuovo linguaggio/ C’è un lavoro comune/ Una Chiesa per tutti/ E un impiego per ciascuno/ Ognuno al suo lavoro» (T. S. Eliot, Cori da La Rocca).

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