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Un Corpo solo nel mondo

Questo week-end sono andato a trovare tre cari amici briganti emigrati (temporaneamente) a lavorare in Germania.
Giorni molto intensi, contornati da pioggia, uova e pancetta, birra bionda e il bel Danubio blu.
Come mi capita sempre con loro, nonostante ahimè è sempre troppo poco il tempo che riusciamo a passare insieme, non c’è bisogno di preamboli o di particolari spiegazioni, 24 secondi ed è come se non ci fossimo mai allontanati.
Tornano in mente gli anni vissuti spalla a spalla in università, e devo dire con non poca malinconia. E un attimo dopo siamo a discutere della vita, a quella profondità e con quella intensità che ha sempre caratterizzato la nostra amicizia.
Domenica mattina messa tedesca, non pensavo fossimo così in tanti, e mentre cantavo in tedesco (ci provavo), in un contesto così lontano da casa eppure così familiare, mi sono venute in mente le parole di papa Francesco del 18 Maggio, durante la giornata dei movimenti a Roma: “preferisco mille volte una Chiesa incidentata, incorsa in un incidente, che una Chiesa ammalata per chiusura”.
Mi è venuto in mente perché in una nazione dove la preoccupazione principale è il rispetto delle regole, dove l’errore non è ammesso, facilmente si appendono le scarpette al chiodo.
E guardando questi giorni passati insieme ho capito due cose:

  1. per non spegnere cuore e testa, uno deve innanzitutto non staccarsi dalla sua storia, che è fatta di certi particolari, di un certo modo di sentire le cose, di certe facce, quelle facce;
  2. partecipare dello stesso popolo, dello stesso Corpo, la Chiesa nel mondo, dà significato a tutta la bellezza e la malinconia che nascono ogni volta che ci ritroviamo, e riempe di compito la vita, lì dove si è, con chi c’è e senza paura di rischiare, senza paura degli incidenti.

Try, Try, Try  come dice la bella canzone di Pink.

Razza