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Un romanzo per amanti della libertà

Viteliù è un romanzo di Andrea Mastronardi appena uscito per le Edizioni Itaca. E’ la storia del viaggio di ritorno nel Sannio di un vecchio guerriero sannita perseguitato e imprigionato da Silla. Accompagnato dal nipote ormai romanizzato, il vecchio ripercorre l’intera memoria del proprio popolo, rivelando una civiltà ben diversa da quella di Roma e il suo tentativo di costruire una federazione di Italici figli del Toro (vitelios, da cui Viteliù, Vitalia, Italia) invece che figli della Lupa.
Escluso il finale un po’ troppo pacificatorio, il romanzo racconta l’epopea sannita della lotta contro Roma, vicina potente e predatoria. Una lotta così atroce che i Romani stessi la condannarono all’oblio mentre i suoi protagonisti venivano condannati da Silla allo sterminio: un vero e proprio genocidio della storia antica.
Perché leggerlo? Oltre all’affezione per i luoghi splendidi, e al gusto di scoprirli per chi non li conoscesse, il libro ricorda che la natura del potere è sempre la medesima e che è bello ed esaltante per ogni essere umano combattere contro di essa, qualunque ne sia il prezzo.
La natura del potere si annida nell’ideologia  si esplica come violenza e tradimento e, soprattutto, nega la possibilità della diversità e del dialogo. Il massacro indistinto ordinato da Silla non ha niente da invidiare a quelli moderni di cui armeni ed ebrei (per esempio) sono stati fatti oggetto. All’ideologia del resto non si risponde con l’ideologia (neanche quella sannita, come vien molto ben detto nel romanzo) né con un mondo senza idee o naturalista. Che cosa batte l’uniformità dell’ideologia? L’ideale. L’anti-potere è l’amore, diceva un poeta indiano… ma questa è un’altra storia, nata qualche anno dopo la saga sannita della libertà.
 
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