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Una scuola da grandi

Negli ultimi dieci minuti del video qui sotto trovate la sintesi del prof. Vittadini a conclusione dell’incontro “Una scuola da grandi” che ha avuto luogo mercoledì 23 agosto 2017 al Meeting di Rimini e durante il quale sono intervenuti professori di scuola e universitari, alcuni presidi e l’ex ministro Berlinguer.

Con tutto il bene che voglio al Meeting, è difficile non dire nulla quando vengono fatte operazioni palesemente contrarie all’uso della ragione.

In questo pezzo, tra scroscianti applausi, il prof. Vittadini ci dice che le battaglie fatte per la scuola privata negli anni passati hanno sempre “ammorbato” la società (e le nostre vite) e che il bello del dialogo è che alla fine le identità non esistono più. Ciascuno ascoltando giudichi da sé; qui io volevo solo sottolineare due problemi:

  • Il revisionismo storico.
    Quanto dice Vittadini è il contrario esatto di quanto Don Giussani e il Movimento di Comunione e Liberazione hanno sostenuto e fatto per anni. Si erano sbagliati?
    Per salvare capra e cavoli, per non dire di essere stati stupidi allora o di essere dei mentitori ora, il prof. Vittadini e i molti che applaudono normalmente dicono che non si erano sbagliati ma che i tempi sono cambiati. Ma la verità può diventare il contrario di se stessa?
  • Il dialogo.
    Nella tradizione cattolica e nel pensiero di Don Giussani il dialogo vero accade solo quando uno non deve rinunciare alla propria identità; non solo, ma il dialogo ha un fine: la verità.
    Ciò che i tanti applaudono del discorso del prof. Vittadini è la tanto attesa resa al pensiero comune. Finalmente, come tutti, potranno dire che non c’è nessuna verità per la quale vale la pena battersi e nessuna identità che si costruisca attorno all’identità. Finalmente, come diceva John Lennon, un mondo in cui non ci sia nulla per cui valga la pena morire, un mondo dove la testimonianza non sia mai contraria alla mentalità comune e non riguardi mai concetti o problemi divisivi? Ma a che cosa serve un Cristianesimo così?

Acciuga

3 Risposte a “Una scuola da grandi”

  1. credo che Vittadini non si sia spiegato benissimo, ma lei (chiunque sia) non lo ha colto nella sua interezza e si sia soffermato su alcuni punti che non sono quelli portanti del discorso di Vittadini. non parla di annientamento dell’identità ma afferma il bisogno della crisi per poter creare delle fondamenta solide. non esalta il relativismo becero ma condanna il perseguire un’idea chiusa che se pur vera diventa ideologia perchè è chiusa in sè stessa e non permette variazioni di virgole. le ricordo che il Cattolicesimo espresso nel vangelo non è il dettato (come il corano) delle parole di “Dio”, ma è l’esperienza autentica degli apostoli.
    arrusbigghiti
    inoltre, scrivere un articolo e non firmarlo con il proprio nome è cognome è una paura che contraddice i suoi articoli.

  2. Carissimo Riccardo,
    mi permetto di rispondere, in quanto anche io come il pesce acciuga ascoltando il discordo di Vittadini ho immediatamente avvertito una “stonatura” nei punti conclusivi che di solito chiamiamo “sintesi” e che vengono utilizzati per aiutare a trattenere i punti chiave dell’incontro (per cui le parole acquistano un’importanza maggiore!). Sinceramente spero anche io in un errore di espressione da parte del professore, ma stando a ciò che evidenzia alla fine, mi risulta difficile non rintracciare una rinuncia della propria identità quando dice “che di diventa un pò comunisti, un pò agnostici ecc.”
    Rispetto al bisogno di crisi che tu citi, ti invito ad andare a riprendere il file integrale dell’incontro tenuto da Giussani sul rischio educativo e sull’importanza che ha l’educatore. Mi permetto di sottolineare alcuni punti che spero possano aiutarti(ci) a capire di la stonature di cui sopra.
    Il Giuss dice:
    1) “Un uomo conosce in base ad un’ipotesi di lavoro, infatti senza una proposta il rapporto con la realtà diventa puramente reattivo”. Quindi l’ipotesi deve essere CHIARA altrimenti me ne vado appresso all’ideologia dominante del momento (aggiungo io!)

    2) Quando i genitori insistono su certi valori e nella valutazione dei casi della vita non tengono mai conto dei valori su cui insistono, questo genera uno scandalo ed una ferita difficilmente risanabile”. Qui Giussani introduce il concetto di COERENZA IDEALE.

    Farsi mettere in crisi vuol dire verificare come il cristianesimo così come ognuno di noi lo ha incontrato (carisma) ha da dire alle circostanze della vita, e per fare questo non posso partire da una posizione di dubbio su ciò che affermo io, perchè farei fuori l’esperienza che mi ha fatto giudicare come vero ciò che ho incontrato, ma parto da una posizione di certezza. E questo lo capisco se ripenso all’università dove i prof. che più mi hanno educata (a prescindere dal loro credo) sono stati quelli che erano integri nel loro ideale. Questo non significa non mettersi in discussione o alzare muri, ma per dialogare sul serio bisogna partire da una posizione di stima sia verso l’altro ma anche verso me stesso e ciò che ho incontrato… Altrimenti la domanda del pesce acciuga diventa inevitabile: “che me ne faccio di un cristianesimo così?”
    Essere una tiepida non mi interessava a liceo quando scendevo in piazza con i comunisti e non mi interessa oggi. Quando dialogo con i miei colleghi (non cristiani) la cosa che affascina di più è proprio quando la mia posizione sulle cose è chiara e non tiepida, non è un pò di tutto!
    Termino dicendo che citando gli apostoli, sono tutti morti martiri e quindi ne abbiamo da imparare su cosa sia la coerenza ideale.
    Pesce giallo rosso (Roberta che non è cosi diverso da pesce giallo rosso!)

    qui trovi il discorso intero del GIUSS
    https://www.youtube.com/watch?v=cN5fDeCsOCE&t=514s

  3. Trattandosi di un blog di pesci, la firma c’era (Acciuga).
    Comunque sono d’accordo con lei. Evviva i MATERASSI!!!

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