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#unuomovivo

In questi giorni, mentre Dj Fabo moriva in una clinica svizzera, mentre si lasciava che ciò accadesse in nome del sacrosanto diritto alla libertà, continuavo a farmi una domanda: ma perché, se un uomo minaccia di buttarsi giù da un edificio, immediatamente accorrono a impedirglielo tutti i rappresentanti delle istituzioni, tutte le forze dell’ordine, dai vigili del fuoco ai carabinieri, dagli psicologi ai magistrati? È successo in un recente caso al Tribunale di Milano, dove un uomo ha cercato di suicidarsi buttandosi giù dal palazzo.

Perché quell’uomo disperato non l’hanno lasciato morire in pace? Perché si sono prodigati a convincerlo che non doveva farlo? Stava male, forse voleva farla finita esercitando tutta la sua sacrosanta libertà di decidere che farne della sua vita… e invece glielo hanno impedito. E ci sono riusciti. Meno male aggiungo io: chi infatti, vedendo una persona che sta per buttarsi da un ponte, non farebbe di tutto, di tutto, per salvarlo?

Poi sento tutta la vicenda di Dj Fabo e non vedo vigili del fuoco, polizia, carabinieri, magistrati o psicologi accorrere da uno che pure lui, sotto gli occhi di tutti, sta per buttarsi giù dallo stesso cornicione.

Qual è la ragione sottesa a questi diversi atteggiamenti? Verrebbe quasi da pensare che la differenza stia nel fatto che l’uno era ancora fisicamente sano, parlava, camminava, si muoveva, ci vedeva ancora, mentre Dj Fabo no. A lui, con la sua paralisi e la sua cecità, a lui era giusto permettergli di morire.

Sì, certo, sono due drammi differenti, ma quel che appare è l’ipocrita convinzione che per vivere una vita come quella di Dj Fabo è più giusto morire: ti lascio morire, ti guardo da sotto il cornicione, sul marciapiede, con le braccia incrociate perché tu, che sei paralizzato e dipendi solamente, tu puoi anche smettere di vivere. Come se il fatto, l’evidenza che tu invece sei vivo, VIVO, non contasse davvero un bel niente.

Mi vengono in mente le parole di uno scrittore, un tale Chesterton, che il nichilismo l’ha sperimentato e ha sentito così forte il nulla da scoprire che però la vita c’è, che “essere” è più forte del nulla, il quale affermava: “Si dice di un uomo – che non è riuscito lì dove aveva un talento – [forse che il valore della vita di Dj Fabo si misurava sulla base del suo talento ormai non più spendibile?], che avrebbe potuto essere un grande [forse che Dj Fabo in quelle condizioni non avrebbe più potuto essere un grande?]. In realtà ogni uomo è un grande perché poteva non essere”.

Chissà se il signor Cappato, che ha accompagnato eroicamente alla morte un uomo vivo, ci ha mai pensato che non solo dj Fabo, ma anche lui c’è e poteva non esserci.

Pesce volante