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Il Vangelo secondo Pier Paolo Pasolini

Una serie di non programmate visite a Matera e la imprevedibile scoperta dei “sassi” mi hanno sollecitato a ritrovare e gustare il film “Il vangelo secondo Matteo” , con un’attenzione ed uno sguardo ai particolari, scoprendo che l’opera esprime in modo compiuto l’umanità e il senso religioso di Pasolini.

Mi hanno molto colpito due aspetti del film che ora vorrei proporre come considerazioni. Pasolini sceglie come sfondo della vicenda di Cristo le zone economicamente depresse del Sud Italia, in rappresentanza della Palestina, e in questo ambiente propone i volti del sottoproletariato terzomondista (siamo nel 1964), volti segnati dalla millenaria oppressione, dalla miseria senza tempo; volti antichi, pre-moderni “puri e semplici” come quelli di bambini e quindi “cristiani”.  Ancora più significativa è l’immedesimazione del regista con la figura di Cristo, di cui assume la “diversità morale”, velata dalla stessa angoscia, irruenta e non violenta, dolorosa e incommensurabile.  Questa empatia profonda dell’ateo Pasolini con il Cristo della rivoluzione senza sangue, dell’anticonformismo che fa rabbrividire nel sentire: “porgi al tuo nemico l’altra guancia”, è rimarcata anche dall’aver fatto recitare il ruolo della Madonna adulta dalla propria madre Susanna. Un film da rivedere ancora, assaporandone i lunghi silenzi, la commistione dei rumori di fondo e l’irrompere improvviso delle musiche, diverse come origine e valore, ma sempre significative.

Pesce Palla