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Venceremos

Nell’indifferenza del resto del mondo, due settimane fa si è svolto in Colombia lo sciopero più generale e violento degli ultimi anni. L’occasione è il Trattato di libero commercio che alla lunga rende la Colombia e altri paesi sudamericani particolarmente appetibili per gli investimenti stranieri ma, alla breve, fa sì che i prodotti colombiani – da quelli agricoli al petrolio – di cui il Paese è ricco ma non sufficientemente organizzato per lo sfruttamento industriale, finiscano con il costare di più di quelli importati.
Tutta la popolazione è contro il Trattato, sebbene sia vero – come mi dice un amico brasiliano – che alla lunga esso favorirà la nazione. Forse la questione politica è quella di un’apertura progressiva che faciliti la crescita internazionale senza uccidere l’economia esistente. Tuttavia, come sempre, ragioni giuste diventano l’occasione per violenze sbagliate e sconcertanti. Dello sciopero, che dovrebbe essere contadino, hanno approfittato tutti i gruppi dalla guerriglia (le celebri Farc, indebolite ma esistenti) ai narcotrafficanti. Vetrine spaccate, sassaiole, cariche della polizia, saccheggi: il solito armamentario della sinistra violenta, su scala sudamericana.
Il giorno dopo il centro di Bogotà – ora militarizzata! – era invaso da cocci e scritte. Tra insulti e incitazioni alla violenza di ogni genere, fiore nel deserto, quella che riporto qui sotto: amando venceremos. Sant’Agostino nel mezzo dell’inferno. Sembra una scritta esagerata e sentimentale ed invece è la strategia politica e umana più profonda. L’affermazione dell’altro più di se stessi è infatti l’unico fine per il quale si possono tenere in conto tutti i fattori della vita, dicendo la verità anche quando costa, cercando compromessi invece che distruzione, accettando sacrifici per il bene di tutti. L’amore gratuito, impossibile agli uomini ma non a Dio, è una grande esagerazione da cui nasce l’unico equilibrio possibile.

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