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VIVA LA MAMMA

Nei giorni scorsi la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la norma della legge 40 che vietava il ricorso a un donatore esterno di ovuli o spermatozoi nei casi d’infertilità assoluta. Quasi contemporaneamente è stata diffusa la notizia che ad una donna, ricorsa a una tecnica di fecondazione assistita in una clinica romana, sono stati impiantati embrioni non suoi. Due notizie che riaccendono il dibattito su F.I.V.E.T. e dintorni, ultimamente oscurato dall’invadenza dell’ideologia del gender.
Provo a scrivere la mia (esperienza, non opinione). Era il 199… e un mio giovane parente e sua moglie, alla quale era stata diagnosticata un’infertilità tubarica, si rivolsero ad un (allora) guru della fecondazione in vitro. La decisione fu annunciata (in famiglia e oltre) e molti furono i plausi al coraggio e all’intraprendenza della giovane coppia, molti i silenzi dubbiosi, una la voce fuori dal coro. Sì perché io, forte di una storia che mi insegna come maternità sia ben altro che gravidanza e parto, di recenti (allora) studi bio e di una certa baldanza giovanile, parlai e parlai ai due aspiranti genitori. Inutilmente. Dopo due tentativi falliti, molto costosi e ancor più frustranti, la fecondazione (F.I.V.) ebbe successo, gli embrioni furono impiantati (E.T.) e uno di essi attecchì. La sera del parto, per uno di quei casi che è difficile non ricondurre al Mistero, il neo padre cenò dai miei e a loro comunicò in anteprima che mi avrebbero chiesto di diventare madrina del bambino. Mia madre, donna di rara intelligenza, prevedendo (mie) ulteriori discussioni, decise di preavvisarmi. Questo, quasi alla lettera, il contenuto della telefonata:

  • Io: “…invettive…”.
  • Lei: “Guarda che io, tu, loro, siamo tutti dei poveretti che pensano di poter decidere della propria vita. Ma al fondo di tutte le cose, anche di quelle che vanno come vogliamo, quello che desideriamo è incontrare qualcuno che abbia il coraggio di ridirci il Vero. Penso sia questo il motivo per cui stanno chiedendo a te di accompagnare il bambino”.

Questa è la mia piccola storia, che certo non ha cambiato il mondo visto che anni dopo – in mezzo l’ormai monca e forse da sempre inutile legge 40 – la coppia ripeté la trafila (fallimenti inclusi) da cui nacque una bambina di cui, ancora, fui invitata a diventare madrina.
Perché lo racconto? Perché in tutta la confusione che regna, e in cui sembra così difficile mettere ordine, nessuno potrà più impedirmi di pensare – sicut mater docet – che il cuore ha un sussulto obbligato di fronte al Vero. E che a me è stato dato per giudicare la realtà fino in fondo e, solo così, amarla davvero.

Alice