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Voto di scambio

Legge curiosa quella sul voto di scambio che il governo Renzi ci regala per Pasqua.
Con il moralismo nordeuropeo che ormai contraddistingue – per convinzione o convenienza – tutti i nostri politici, i nostri rappresentanti hanno votato una legge che dice che il voto è di scambio non solo quando estorto da ricatto o soldi (cosa che ovviamente era già un reato) ma anche quando si promette in cambio una quanto mai generica “utilità”.
Putin qualche giorno fa ha fatto una legge similmente generica per punire chiunque genericamente “denigri” qualsiasi atto di Russia, URSS, Impero zarista.
Il generico aiuta sempre a punire chi si vuole.
Ma c’è di peggio. La ratio della legge è un po’ pericolosa. Il voto è inevitabilmente “di scambio” (soldi e violenza esclusi). Io do la mia fiducia a una persona o partito in cambio del fatto che rappresenti me, cioè le mie vedute e i miei interessi. Se io voto una persona perché difenda la vita o l’aborto non sto scambiando fiducia per un mio interesse?
Ma gli “interessi” sono ora sempre negativi, soprattutto quelli altrui.
Punendo ogni scambio in apparenza purifico la politica mentre, in concreto, la regalo a chi può convincere le persone senza impegnarsi ad ascoltarle e dover mediare con loro. Ossia regalo tutto a chi possiede giornali, televisioni, case editrici, profili da palco e da concerto. I ricchi, gli intellettuali, i potenti.
L’aspetto più grave è che non lo capiscano quelle che dovrebbero essere le forze popolari. La sinistra da decenni in balia delle sue élite intellettuali, la destra perché non riflette mai sulle radici culturali delle mode e, come sempre, perde le battaglie più importanti prima di combattere.
Berlusconi condannato dalla legge puritana sull’incompatibilità politica dei condannati che lui stesso ha fatto votare e votato dovrebbe averlo imparato. Invece il voto quasi unanime di mercoledì dimostra quanto è difficile imparare dall’esperienza. Ci scambieremo solo gli auguri e lasceremo governare senza interferire.

Torpedine