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Vulite ‘a spremuta o vulite ‘o caffe’?

Penso al ponte di Genova, ormai è passato del tempo… al susseguirsi di immediate affermazioni politiche talvolta assurde (vedi l’ipotesi di nazionalizzare la gestione… mi chiudo in casa) e mi viene in mente la canzone di De Andrè:

“…prima pagina venti notizie
ventuno ingiustizie e lo Stato che fa?
si costerna, s’indigna, s’impegna
poi getta la spugna con gran dignitá…”

La canzone finisce con il brigadiere Pasquale Cafiero che chiede all’amico Don Raffaé, mafioso in carcere, di trovare un lavoro per il fratello, disoccupato da 15 anni.
Perfetto, eccoci qui. Se lo Stato e la politica non sono in grado di intervenire lì dove i bisogni si fanno evidenti (ponti che crollano, lavoro che manca, immigrati che vogliono attraversare il mediterraneo) allora altre forze – non legittimate, ma sempre presenti – prendono quello spazio vuoto e lo dominano senza regole. È inevitabile.
Non penso che si arriverà a definire chi sono i colpevoli di questa tragedia, proprio perché la politica giallo-verde appare debole ed inerte rispetto ai poteri già presenti in campo. Ma mi piacerebbe che ad un certo punto emergesse una forza politica che ci provi veramente e si prenda delle responsabilità.

Pastinaca